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Sanremo 2010: Basta che nun v’encazzate voi lassù

Meno male che c’è Carla Bruni, per dirla alla Cristicchi. Meno male che c’è Pupo, per dirla a modo nostro, che redime i peccati di casa Savoia. Perché quest’ultimo appuntamento con il Festival della Canzone Italiana è stata una gran sorpresa, diciamocelo pure. Vincitore incoronato dal pubblico e dalla dea bendata, che lo ha fatto rientrare in gara con i ripescaggi, è Valerio Scanu. Un altro amico di Maria.

La prima parte della serata è trascorsa, come da quattro giorni a questa parte, liscia come l’olio. Con una Mary J. Blige in splendida forma canora e un breve ma efficace, e anche immancabile, tributo al compianto Michael Jackson. Altrettanto, però, non si può dire della seconda parte. Ovvero, dal primo verdetto in avanti.

E fu così, con l’annuncio dei tre artisti rimasti ingara, che al Teatro Ariston scoppiò il caos. Salvati dall’eliminazione Marco Mengoni, Valerio Scanu e – se è vero che in amore vince chi fugge, dopo il due di picche italiano dato alla famiglia reale alla la richiesta di risarcimento per gli anni dell’esilio – il trio Pupo – Emanuele Filiberto – Luca Canonici.

Fischi e urla anche all’incursione di Pier Luigi Bersani e Claudio Scaiola, interpellati dal vero ospite d’onore della serata: Maurizio Costanzo insieme ai lavoratori di Termini Imerese. Ma Sanremo è Sanremo. Ed è probabile che se una parentesi socio-politica di così scottante attualità, in un festival di musica leggera, possa risultare sì lodevole per lo scopo divulgativo e informativo che vuole assumersi, ma anche apparire fuori luogo.

Posto che di Valerio Scanu e del trio della discordia e dell’imbarazzo non c’è da spendere una parola di più (anche se a Valerio vorremmo davvero chiedere come si fa a interpretare un testo che è banale tranne in alcuni versi, in cui perde totalmente ogni senso), i complimenti vanno a Marco Mengoni, che ha riversato nell’interpretazione di “Credimi Ancora” tutta la visibile emozione con la quale è salito sul palco, dimostrando una grinta e un carisma non indifferenti.

Un riconoscimento ufficiale, nella fattispecie il Premio della Critica intitolato a Mia Martini, è invece andato a Malika Ayane, la cui esclusione dalla finalissima a tre ha scatenato l’ira soprattutto degli orchestrali della Rai.

Brava, alla fine, anche Antonella Clerici, che si è rivelata una valida conduttrice seppur non troppo brillante, regalando al festival una veste ordinaria che, anche senza brividi, è risultata in ogni caso preferibile a una straordinaria cazzata.

Appuntamento all’anno prossimo, dunque, con le solite speranze, attese, commenti, battibecchi e, speriamo, non le solite canzoni.

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