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Bastard Sons of Dionisio: con ‘Sulla Cresta Dell’Ombra’ abbiamo raggiunto un equilibrio [INTERVISTA]

I Bastard Sons of Dionisio sono tornati con il loro sesto album in studio, intitolato “Sulla Cresta dell’Ombra“. Dodici brani del passato rivisitati in chiave acustica più due inediti, rappresenta un vero e proprio ritorno alle origini del trio della Valsugana. Messe vie le tipiche sonorità rock, Jacopo Broseghini, Federico Sassudelli e Michele Vicentini fanno un salto indietro negli anni, quando, imbracciata la chitarra, componevano le loro melodie in completa sinergia con la natura. Ed è proprio durante una passeggiata sulle rive di un lago ghiacciato in Trentino che ci siamo fatti raccontare da Jacopo, bassista e voce dei Bastard, qualcosa in più sul nuovo album, sulla musica italiana e sulla loro esperienza ad X Factor.

Parliamo del vostro nuovo album in uscita, Sulla Cresta dell’Ombra. E’ una raccolta di dodici brani tratti dal vostro repertorio riproposti in versione acustica, con l’aggiunta di due inediti. Dov’è nata questa idea di rivisitare i vostri brani ? Si può considerare un ritorno alle origini o un’evoluzione ?

Da una parte lo consideriamo come ritorno alle origini delle nostre canzoni, che sono nate proprio da un’idea espressa tramite chitarra acustica e voce. E’ come aver effettuato un percorso a ritroso dei nostri anni di carriera musicale lavorando ad ogni singola canzone nel nostro studio con la voglia di riscoprirle. Eppure, è anche un’evoluzione che si manifesta nei due inediti in cui per la prima volta abbiamo invertito il processo creativo: prima il concetto e poi la musica

Riprodurre in chiave unplugged dei brani rock non sempre è un lavoro semplice. Come avete lavorato al riarrangiamento dei vostri brani ?

Abbiamo lavorato molto sui nostri tre strumenti: chitarra basso e batteria, ma anche sulle armonizzazioni vocali, cercando di dare alle versioni acustiche la stessa enfasi che hanno i brani in chiave rock originale. In più, un contributo importantissimo è arrivato dalla collaborazione con  la formazione d’archi Gnu Quartet e dall’organo Hammond di Alberto Marsico. Il risultato finale è un complesso armonico in perfetta sintonia con i richiami alla natura e alla naturalità dei brani. Diciamo che sarebbe perfetto da ascoltare in questa magnifica cornice del lago ghiacciato dove mi trovo ora.

E il titolo: “Sulla Cresta dell’Ombra”, cosa significa?

Rappresenta l’equilibrio che abbiamo raggiunto negli anni tra ciò che abbiamo fatto, ciò che siamo stati e chi siamo adesso. E i Bastardi del presente sono sulla cresta di questa realtà che è proiettata verso il futuro.

Parlando del vostro passato, sono ormai passati sette anni dalla vostra partecipazione ad X-Factor; cosa è rimasto di quell’esperienza e qual è il valore aggiunto che può apportare un talent al percorso artistico di un musicista ?

Personalmente, il percorso del talent ci ha offerto la possibilità di vedere come si lavora in ambienti molto professionali, con tutta l’organizzazione e la mole di persone che ne fanno parte. Come tutte le esperienza ci ha arricchito e reso più forti, indipendentemente dall’esito.

Il format e la portata del talent sono cambiati parecchio dal 2009. Secondo voi il binomio talent-musica indipendente è ancora possibile?

Noi eravamo e siamo tuttora una band indipendente. Ti dirò di più, siamo indipendenti dagli indipendenti. Sin dai primi concerti abbiamo fatto di tutto per costruirci il nostro studio, la nostra base, grazie ai live e alla vendita dei CD autoprodotti. Il nostro obiettivo era di poter lavorare senza dover chiedere niente a nessuno. Anche se X-Factor ci ha dato un’ottima opportunità professionale è venuta a mancare la comunione d’intenti. Però non ci ha cambiati, sicuramente.

Nel vostro percorso avete avuto la possibilità di collaborare con alcuni importanti musicisti italiani come Bugo e Rezophonic. Cosa vi piace attualmente nella musica nostrana?

L’Italia è piena di talenti musicali e solo qui in Trentino c’è un fermento artistico bellissimo con moltissime influenze diverse. Il bello è poter uscire di casa e andare ai concerti, curiosi e alla ricerca di grandi artisti che, spesso, si scoprono proprio nei piccoli locali.

Avete anche aperto a concerti importanti come Ben Harper e Green Day. Qual è stata l’esperienza più forte che avete vissuto come musicisti?

Questo è vero, siamo molto fortunati perché quando serve del buon Rock’ n’ Roll chiamano noi. Il momento che ricordo con maggiore felicità è stato l’incontro con Robert Plant. Avevamo appena terminato il soundcheck ed eravamo di ritorno nei camerini quando lui ci è venuto incontro. Io l’ho guardato e l’ho salutato con un cenno del capo, dalle parti nostre si fa così. Lui mi ha guardato dritto negli occhi e ha ricambiato esattamente allo stesso modo, è stato un momento epico.

Grandioso ! Quali sono i vostri piani futuri ?

Il 29 gennaio sarà la nostra cinquecentesima data ! Il concerto si terrà al Fishmarket di Padova e si prevede una grandissima festa, come sempre d’altronde; anche perché più festa di così non si può!

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