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  • Batman V Superman: Dawn Of Justice

    Diretto da Zack Snyder

    Data di uscita: 23-03-2016

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Nessuno resta buono in questo mondo” commenta Superman, sintetizzando il leitmotiv dell’attesissimo “Batman V Superman” firmato Zack Snyder.

Le premesse sono solo in parte quelle della miniserie a fumetti di Frank Miller del 1986, “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro”: Bruce Wayne non frequenta più la bat-caverna da molti anni, ma Clark Kent è più attivo che mai. La sequenza iniziale prende le mosse proprio dall’infinito scontro che chiudeva “Man Of Steel”, quella scazzottata soporifera tra Superman (Henry Cavill) e Zod (Michael  Shannon), ai cui margini ora vediamo proprio Wayne (Ben Affleck), preoccupato e livoroso.

Fughiamo così ogni dubbio riguardo al grande quesito che tutti si stanno ponendo da ormai due anni: Affleck è o non è il Ben Afflict che tutti temiamo? Verdetto: purtroppo sì, ma meno del previsto. Eppure, il carismatico pipistrello non riesce davvero a mettere in ombra Henry Cavill, che per contrasto riesce quasi a scrollare di dosso dal suo Superman la definizione di “Topolino dei supereroi” e, complice una messa in scena sempre iconografica, è ammantato anzi di un’aura divina e potente che nemmeno in “Man Of Steel” era riuscito ad ottenere.

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In effetti, degna di nota è proprio la fotografia del film, che sa sottolineare personaggi e scenografia con un grandeur mai davvero eccessivo, e nell’attenzione ad alcuni dettagli inseriti in inquadrature di ampio respiro si anima di quel minimalismo pulito che tanto piace all’occhio contemporaneo. Chi ha familiarità con i fumetti di Miller noterà anche che alcuni fotogrammi sono l’esatta trasposizione cinematografica delle vignette di “The Dark Knight Returns”, ma non vi diciamo quali, preferiamo lasciare a voi la caccia al riferimento erudito.

Veniamo al fulcro della storia: l’ambizioso scontro tra titani. Batman V Superman significa Uomo contro Divinità. D’istinto dunque ci sentiamo come Bruce Wayne: quanti di noi, infatti, nel vedere Superman e Zod che tra un capitombolo e l’altro radevano al suolo una città intera non si sono chiesti “ma quante vittime ci saranno per colpa di questa battaglia?”. Uno scontro che, una volta scampato il pericolo maggiore, torna ad essere pienamente alieno per l’umanità, la quale a suon di anchormen e opinionisti (in piena tradizione fumettistica) si affanna a cercare di comprendere  eroi e villain inscrivendoli in paradigmi riduttivi, finendo per accomunarli.

Snyder deve dunque fare i conti con un equilibrio non proprio facile, in cui Batman si presenta come portavoce del punto di vista comune riguardo le vicende del famoso Kriptoniano, eppure lui stesso non è compreso dalla gente per cui si adopera. Ergo, l’atteggiamento sempre cupo che tutti ci aspettiamo da Affleck/Wayne. Molto più interessante, invece, la parabola di Superman, contaminato dall’ambiguità umana e da impulsi meno irreprensibili di quelli che ci si aspetterebbe da lui.

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Il problema, però, è che non ci sono solo loro, ma anche
Wonder Woman, una bellissima e ammaliatrice Gal Gadot, che rimane confinata sullo sfondo; anche Lex Luthor, al quale Jesse Eisenberg presta il suo irrequieto e talvolta joker-esco ritratto; c’è Lois Lane Amy Adams) la cui intimità con Clark Kent è il più efficace strumento che àncora il divino alieno all’umanità, anche più dell’amore per la madre Martha (una sempre piacevole Diane Lane, protagonista dell’unico scambio di battute divertente in tutto il film). Soprattutto, c’è un nemico finale, ridicolo, orrendo e macchiettistico – un plot twist che non vogliamo spoilerare -, che è proprio la ciliegina sulla torta di un equilibrio mai davvero raggiunto dalla regia.

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Insomma, Snyder aveva troppi giocattoli a cui dare i resti, e non ha saputo bilanciare l’antagonismo degli eroi con l’atteggiamento intimista vagamente raggiunto solo in alcuni frammenti.

Pro

Contro

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