Home > Interviste > Baustelle: Intervista col malato

Baustelle: Intervista col malato

Il nuovo album dei Baustelle si intitola “Fantasma” e si fregia della presenza di un’orchestra sinfonica di sessanta elementi, la Film Harmony di Wroclaw (Breslavia, Polonia). L’album vanta ben 19 brani in scaletta, tra cui 13 canzoni e 6 brani strumentali che fungono da contrappunto narrativo.

I Baustelle (Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini) per la prima volta si sono assunti gli oneri e gli onori della produzione artistica, avvalendosi della collaborazione di un ingegnere del suono di grande esperienza come Marco Tagliola, già al loro fianco nel corso della lavorazione de “I mistici dell’Occidente”.

Il tema di “Fantasma” è lo scorrere del tempo. Di tempo parlano anche il singolo “Il Futuro”e la canzone scritta per Chiara Galeazzo (a Sanremo), “Il Futuro che Sarà”. Il CD è un’investigazione interiore su concetti come temporalità ed eternità, sui cambiamenti che il trascorrere del tempo provoca in ciascuno di noi. Un pezzo racconta la vittoria sul trascorrere del tempo guardandolo cristallizzato in un diorama, un altro è ispirato alla raccolta di poesie di Antonio Riccardi “Gli Impianti Del Dovere E Della Guerra” . Vi è poi “L’Orizzonte Degli Eventi”, l’amara disamina del tempo presente e dei suoi protagonisti. È sempre il tempo, il suo trascorrere e il suo avviarsi ad un finale, il perno intorno a cui ruota il percorso del disco. Come mai questa scelta?
FRANCESCO BIANCONI: Non sappiamo perché “Fantasma” verta sul tempo, forse è perché siamo quarantenni e a questo punto è normale guardarsi indietro: il nostro passato si ingrossa e non è una buona cosa! “Il Futuro” è più una canzone sul passato che non sul futuro: parla della difficoltà di vedere chiaramente i contorni del futuro, cosa che è in effetti difficile da fare perché siamo concentrati sul passato e fare progetti man mano che si cresce è sempre più difficile. Riguardo al brano per Chiara Galeazzo, il principio è il medesimo, per quanto non posso fare anticipazioni, se no penso la squalifichino.

I Baustelle andranno mai a San Remo?
BIANCONI: È poco probabile. San Remo è come la morte: gli diamo un’eccessiva importanza. Si può anche non andarci e star bene lo stesso. Io, in più, non amo né le gare né la televisione, per cui credo proprio non ci andremo mai, anche se, mai dire mai…

“Fantasma” è un cd che tratta di horror. Molto spesso chi compone colonne sonore può sperimentare in territori che vanno oltre il mondo della canzone. Tuttavia, lo deve fare con la necessità di assecondare i tempi dell’immagine e della regia. Con “Fantasma”, non esistendo il film, vi siete presi la libertà di sperimentare senza la tirannia dei tempi dell’immagine?
BIANCONI: I nostri fantasmi non sono gotici e il tema della colonna sonora è ricorrente nei Baustelle, questa non è una novità. Dato che, mentre stavamo ideando l’album, avevamo deciso di ricorrere ad arrangiamenti orchestrali, che sono tipici delle colonne sonore, o della musica classica del Novecento, in particolare a certi Stravinskji, Mahler, Ravel, Messiaen, Ligeti, Bernard Hermann, Wagner, l’accostamento con i film è venuto automatico. Le musiche orchestrali sono infatti tipiche di certi film horror, genere che amiamo particolarmente.

“Conta l’Inverni” è una murder ballad in romanesco. Come mai questa scelta stilistica?
BIANCONI: Sono sempre stato affascinato dalla canzone folk romanesca, pur non essendo romano e non avendo ascendenze romane. Mi piace il senso del dramma che la canzone popolare romana porta con sé. In più, avendo molte parole tronche, la lingua mi ha offerto un artifizio che mi ha aiutato con le rime e la metrica, dato che stavo lavorando su una composizione che avrebbe chiesto ampio uso di parole tronche, e certo non avevo voglia di scrivere un pezzo tutto di “più”, “giù”, “va”, “su”. Mi è poi venuta l’idea di un assassino in carcere, tormentato dalla donna che ha sgozzato, classica degli stornelli riomaneschi…

Come mai optare per la collaborazione con un’orchestra polacca?
BIANCONI: Ci serviva un’orchestra di 60 elementi. È un grosso costo. Il rapporto qualità prezzo va ben calcolato e la Film Harmony di Wroclaw era ottima per quel che costava. L’avevamo sentita nel tour europeo di Mike Patton.
RACHELE BASTREGHI: Sono bravissimi! Hanno registrato tutto in due giorni!

Quindi al decisione di associare “Fantasma” a una colonna sonora è diretta conseguenza della volontà di lavorare con un’orchestra?
BIANCONI. Esatto. Si pensa maggiormente a una colonna sonora quando si lavora su arrangiamenti da orchestra, in cui si vuole realizzare qualcosa che non proponga (esclusivamente) strumenti che fanno chiasso, come la chitarra e la batteria. Lavorando con l’orchestra, si hanno mille sfumature di suono, timbriche e dinamiche che fanno venire in mente suggestioni cinematografiche.

Come mai le date con l’orchestra nel tour sono solo le prime quattro? Perché non caratterizzare “Fantasma” con un approccio dal vivo interamente teatrale?
RACHELE BASTREGHI: Perché sono quaranta elementi!
BIANCONI: Nelle altre date avremo un’orchestra ridotta, con piccolo gruppo di fiati e le tastiere. La scelta è legata a questioni di gestione: andare in giro con un’intera orchestra non è semplice. Ci serviva una gestione più snella del tour.

Il cd è stato registrato a Montepulciano, nei saloni della Fortezza Medicea, è stata un’esperienza fruttuosa?
BIANCONI: Abbiamo lavorato bene, con poche pressioni, con tanta libertà, anche temporale. Insomma, è un disco sul tempo realizzato con molta calma. A volte però avere una scadenza è un vantaggio, non dico di no. Non in questo caso, però. La Fortezza Medicea è stata un liceo classico. La scuola è stata spostata, ma la Fortezza è rimasta uguale, non è stata ristrutturata da quando ospitava gli studenti. Quindi è uno spazio fatto di aule vuote, con i muri ricoperti di scritte: un luogo evocativo, che ci ha fatto pensare ancora di più al passato. La Fortezza, in più, è un luogo di fantasmi di per sé.

Invece che rapporto hai con Milano?
BIANCONI: A me Milano piace, e spero di continuare ad essere un romantico (anche nel senso di Romanticismo Tedesco) a Milano. La città è per certi versi cambiata in meglio, ad esempio con la Primavera Milanese e il cambio di amministrazione, ma su altre cose, legate magari alla crisi, o a questi grattaceli con su i nomi delle banche che stanno sporgendo tutt’attorno a dove vivo io, è peggiorata. Penso che se Bianciardi dovesse riscrivere oggi “La Vita Agra” farebbe esplodere uno di questi grattaceli. In ogni caso, mi piace questa città, anche se è stata brava a vivere al di sopra delle sue possibilità sembrandoci Berlino o Londra e non essendolo. Per quanto a noi anziani malinconici piace stare qui, la sera, a guardare la nebbia.

Secondo te Milano è una città senza spazi per la musica?
BIANCONI: Gli spazi per suonare ci sono anche, solo che non ci si fa musica perché chi ha la proprietà di queste strutture reputa che farvi concerti non sia un’iniziativa sufficientemente redditizia. D’altro canto, ormai la musica sta smettendo di essere una fonte di guadagno, perché è disponibile gratuitamente, e non si investe più nella musica.

Il futuro della musica è quindi di sparire?
BIANCONI: Ormai si fa successo in un altro modo, nel mondo musicale. Francesco Guccini ha detto, recentemente, che si ritira anche perché non riesce a capire questo mondo in cui se vendi 50 canzoni su Itunes sei al numero uno in classifica. Mi ha fatto sorridere, ma l’ho capito. Le copie vendute non significano più nulla, o almeno hanno sempre meno importanza. Ma noi questo facciamo nella vita, siamo musicisti e vendiamo musica per vivere. Si tratta di un concetto che ormai non si conosce più. Io devo pur mangiare. Per carità, cambio anche lavoro, ma non voglio diventare – e cito gli Afterhours – il musicista contabile. I ragazzi che si accostano alla musica oggi sanno che non ci mangeranno più. Il loro concetto è no future, questo è il vero punk. Ma preoccuparsi ora è tardi, perché la rubano da tempo. Costa 0,99 centesimi, o è anche gratis, e le nuove generazioni possono pensarla solo come hobby, perché non saranno mai pagati per suonare. Io anni fa ho lasciato un lavoro di redattore per suonare, e non avevo ancora il contratto con la Warner. Ho fatto un salto nel vuoto e mi è andata bene. Ma era anche un altro mondo: oggi come oggi non consiglierei a un musicista esordiente di fare lo stesso.

La collaborazione con Diego Palazzo vedo continua (ha partecipato alla composizione di “Maya Colpisce Ancora”, “Cristina”, “Radioattività” e “Il Finale”), dopo che ha suonato nella vostra ultima tournée e che Bianconi ha cantato la sua “L’Orso”. Continuerà?
BIANCONI: Ho massima stima per Diego e per gli Egokid. Mi è piaciuto molto anche l’ultimo loro album, dove mi sarebbe piaciuto cantare “Credo” o “Come un Eroe della Marvel”. Mi piace il fatto che cantino il loro essere omossessuali e che lo facciano in modo ironico, cosa che non è semplice. L’omosessualità purtroppo è ancora un tabù, e in tanti non fanno outing – per carità, non voglio imporre l’outing a nessuno! – Gli Egokid sono un gruppo che mi piace molto, perché cantano in modo intelligente e libero.

I Baustelle sembrano molto soddisfatti del loro ultimo lavoro, e Bianconi, nonostante l’influenza e i medicinali che ha piazzati davanti a sé (farà la promozione da malato, “meglio fare tutto in una volta e non pensarci più”), è sorridente e rilassato. Il parere personale è che “Fantasma” sia da non perdere, anche dal vivo, magari con l’orchestra…

Scroll To Top