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Abbasso la maturità

Non crescere. Quando il pregio maggiore del tuo album di esordio era la tipica irruenza/incoscienza adolescienziale e una serie di proiettili garage-punk irresistibilmente ruvidi, già il solo concetto di ripetere l’esperimento con un paio di inevitabili primavere in più sulle spalle – soprattutto su major – rischia di rovinare il gioco. I quattro ragazzetti terribili di Nashville, ora tranquillamente maggiorenni, un po’ lo sanno e un po’ fanno finta di non saperlo.
Questo “Get Awkward” fa i conti con una palpabile crescita tecnica e di budget, ma già dal primo furioso assalto chitarristico di “Super Soaked” è chiaro che i nostri stanno facendo di tutto per evitare che ciò ostacoli in qualche modo la loro anarchica e infantile concezione di purezza. E il tutto è perfettamente rispecchiato dai testi deliziosamente puerili di Jemina Pearl (“stuff is going everywhere / I’m doing stuff but I don’t care”), che nelle punte piu’ irresponsabili (“breaking glass bottles is oh-so-fun / let’s go and kill someone!”) hanno causato la paranoicissima censura preventiva di ben tre pezzi da parte della loro etichetta americana (la Universal, casa di Marilyn Manson ed Eminem).
E tra battaglie di cibo e rivoluzioni scolastiche, tra riff ineccepibili e malnascoste influenze pop, diventa difficile schierarsi: o è il disco definitivo per i party più sfrenati (con obbligatorio gate-crashing) o è quanto di più vicino ai patetici tardo-Stooges di “The Weirdness” una manciata di ventenni sia già stata in grado di produrre.
Che futuro li attende? Ce la faranno i nostri a conservare la loro sporca e preziosa innocenza, o cederanno fino a diventare i nuovi No Doubt?
E volendo pensare per massimi sistemi: se dei ragazzini hanno già il terrore di crescere e si barricano in un’ostentata semi-animalesca spontaneità e in un immaginario che era legittimamente loro appena un paio di anni prima, in che razza di società stiamo vivendo?

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