Home > Recensioni > Be’lakor: Stone’s Reach
  • Be’lakor: Stone’s Reach

    Be’lakor

    Data di uscita: 30-11-2009

    Loudvision:
    Lettori:

Correlati

Canguri Del Nord

La prima cosa che viene spontanea durante l’ascolto di “Stone’s Reach” è indagare sulle orgini dei Be’lakor, perché sembra evidente che una band del genere, con un suono del genere, non possa avere altro luogo natio se non la fredda Scandinavia. Le cupe atmosfere, i riff granitici e i testi opprimenti sono chiari segnali d’appartenenza alla grande Mother North.
E invece no. I ragazzi arrivano direttamente dall’assolata Australia, per la precisione Melbourne e, nonostante questo, sono sani portatori del gene melodic death metal.

In questo platter c’è tutto quello che un amante del genere desidera ardentemente: i riff di mastodontica potenza vanno di pari passo con melodie armonizzate che trasudano epicità da tutti i pori in una continua e camaleontica trasformazione in momenti di quiete e introspezione. È presente tanta scuola svedese in questo album: dai più canonici Dissection, fino ai primi Opeth e In Flames.
Il tutto non si risolve però in uno sterile manierismo, la struttura dei brani è fondamentalmene progressive e nei punti più pacati e profondi non si possono non notare influenze post metal.

A conferma che l’Australia non è solo Ac/dc, Wolfmother o Rose Tattoo.

“Stone’s Reach” è indubbiamente un buon prodotto che molte band melodic death oggi si sognano di sfornare. In qualche punto però la band pecca di presunzione, infatti pezzi come “Countless Skies” o “Sun’s Delusion” si dilungano oltremisura portando allo scoperto eccessive dosi di materiale musicale… e lo diciamo da grandi estimatori di progressive in ogni sua forma e di qualsiasi annata.

Pro

Contro

Scroll To Top