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Beat impazziti battono pioggia torinese 5 a 0!

Piove, piove da giorni sul torinese e quale cura migliore al maltempo di una sana e robusta iniezione di Surgery? Riscaldare cuore e menti dei piemontesi è impresa ardua, ma di certo non si può dire che i capitolini Surgery non ce l’abbiano messa tutta, e ci siano a modo loro riusciti. Il locale che li ospita è il Taurus di Ciriè, mezzo circolo culturale, mezzo bar, mezzo locale da concerti, posticino interessante e a 360°. Due band minori hanno l’onore di aprire le danze e, permettetemi, era meglio se rimanevano a casa, lontano dalla pioggia e da un pubblico che ha reagito come meritavano le due proposte: con un raggelante silenzio. Veniamo ai nostri eroi, i Surgery, giunti in giornata dalla città imperiale per antonomasia. Loudvision si cosparge il capo di cenere per non aver ancora presentato il loro interessante debut ufficiale “L’Altra Educazione”, di recente ristampato e arricchito da una cover geniale, “Lamette” della Rettore, riproposta in chiave Surgery oltre che da nuovi brani. La musica dei Surgery può mettere d’accordo la bestia da discoteca, il disilluso dalla e dell’umanità, il metallaro openminded. Niente batteria, ma solo campionature, chitarra&basso, voce maschile quasi baritona, quasi monotono, affiancata da quella della brava Cristina, loop ossessivi, riff basilari e granitici, testi spietati e sarcastici all’ennesima potenza (“Ho ucciso mamma e papà con una busta di plastica… me l’ha ordinato la musica…”, “Mi voglio tatuare il tuo nome sotto i piedi e calpestarlo sempre…” o ancora “ti voglio trasformare in bambola gonfiabile, e stringerti forte fino a farti scoppiare…”). I Surgery sarebbero perfetti in colonne sonore di oscuri fumetti, azzeccati in locali dove modelle da urlo si dimenano in gabbie infuocate, non fuori posto in rave sfiancanti… insomma capito i soggetti? Divieto assoluto di giudicarli dal look, che ricorda i 9 mascherati di Des Moines: fa tutto parte del teatro messo in piedi, e la masquerade regge alla grande, compreso l’uomo immagine che si agita senza senso qua e là. Viste le premesse, c’era da aspettarsi l’apocalisse, ma nonostante la loro impeccabile performance, il pubblico se n’è stato piuttosto quieto, in linea con gli sfoghi di energia di casa Savoia. I brani si susseguono al fulmicotone, perfetti, serrati, affilati. Sfilano così le ormai classiche “Elettroshock”, “L’Erba Cattiva”, “Barracuda” e altre, intervallate da cover quali “Minicalcolatore” (dei redivivi crucchi destrutturatori sonori Kraftwerk) e “The Walk” degli intramontabili Cure, per completare il set con qualche brano nuovo. Una band da tenere sotto occhio, una band da non perdere live!

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