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Piccola musica leggera cresce

La musica leggera italiana è un campo difficile da attraversare: il terreno è quello di una policoltura che al momento della raccolta lascia distinguere tra amaro e dolce. I frutti amari sono quelli che oramai affollano il palcoscenico di Sanremo e che tempo fa – finché le finanze lo permettevano – avevano successo al tanto atteso Festivalbar estivo. Poi ci sono le rarità, prodotti dolci senza neanche l’aggiunta di concimi artificiali, che hanno i nomi di Niccolò Fabi, Samuele Bersani, Max Gazzè, Le Vibrazioni, e qualunque buon disco pop made in Italy vi possa venire in mente.

La musica leggera del Bel Paese è difficile da maneggiare anche perché non si presta a lodi, mentre ben richiama le critiche dei radical chic. Come affrontare, quindi, un discorso che verterà sul secondo lavoro di un gruppo di Cremona che intende immergersi totalmente nella melodia italiana?

Parliamo dei Beaucoup Fish e del loro ultimo lavoro “Lascio Tutto”, seguito non riconoscibile dell’esordio “Come L’Acqua” del 2006. Le sperimentazioni del primo album lasciano ora il posto alla melodia (vincente?) di un cantato morbido, come tradizione tricolore insegna. “L’idea di base è quella di riuscire a fare un disco più caldo”, spiega la band nella nuova formazione a cinque posti composta dalla voce e il piano di Matteo Gosi, dalla chitarra di Giovanni Gosi e quella di Roberto Calvi, dal basso di Filippo Mannello e dalla batteria di Stefano Uggeri.

“Lascio Tutto” è un disco che avvolge l’ascoltatore: se fosse una stoffa sarebbe una calda lana, se avesse un colore sarebbe una pennellata arancio sul muro della vostra stanza. La registrazione in presa diretta alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani è stata l’occasione per giocare con la musica e avvicinarsi a strumenti atipici come un pianoforte Steinway & Sons sopravvissuto ai bombardamenti della seconda Guerra Mondiale, il Fender Rhodes, o un organo di Hammond. Quel caldo magione di lana, quindi, sarebbe stile vintage, come l’arredamento della stanza dai muri arancio.

Libertà, paternità, racconti personali sono i temi dell’album che si avvale della produzione artistica di Taketo Gohara (Vinicio Capossela, I Ministri, Marta sui Tubi), delle orchestrazioni di Davide Rossi, già al fianco di Richard Ashcroft, Coldplay, Afterhours, e dei fiati di Achille Succi e Mauro Otto Ottolini (Vinicio Capossela). Un prodotto di tutto rispetto che non illumina particolarmente la scena italiana, ma aiuta la musica leggera ad uscire dal baratro dei preconcetti nel quale sembra scivolata da tempo.

“Lascio Tutto” è un disco che piacerà anche alle mamme. Eccovi suggerita un’idea per i regali di Natale.

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Contro

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