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Because The Night

Il cielo sopra Torino è grigio e a tratti burrascoso, e sembra non voler mettere pace al Traffic Festival di quest’anno, nemmeno nella sua ultima e prestigiosa serata. Ma probabilmente questa è la situazione migliore nella location migliore, ovvero sempre quella neo romantica del Parco della Pellerina, per gli esaltanti artisti di questo uggioso e meditabondo sabato di metà Luglio.

Christian Coccia parte un po’ in sordina, forse anche per l’orario molto anticipato della sua performace, ma decisamente vivo ed ispirato, forte della selezione regionale dell’Italia Wave vinta di recente, e delle passate esperienze come brioso chitarrista al fianco di Lou Dalfin e Fratelli di Soledad, ora in veste di frontman di un energico e puntuale trio rock’n’roll.

Ed è proprio il rock più soave e passionale a fare da filo conduttore all’intera serata, poetica ed a tratti mistica. Si prosegue infatti con un vero e proprio evento nell’ambito della musica italiana, cioè la reunion storica dei Massimo Volume, già impegnati nell’ambito del Traffic nel sonorizzare dal vivo il film muto tratto da un celebre racconto di Edgar Allan Poe, “La Caduta Della Casa Usher”. La rinomata band rock anni’90 è infatti famosa in particolare per l’originale proposta artistica, ovvero quella narrazione diretta e cruda, recitata e ferrea, quasi profetica, di una realtà contemporanea all’epoca come adesso, a definire intere generazioni in bilico tra sogno e realtà. Un assaggio poetico e musicale insieme, a creare un quadro visionario e teatrale di vita vissuta, perpetrato attraverso misteriose immagini svelate agli occhi dell’ascoltatore per il felice connubio tra lirica e note. Un esempio magistrale di creatività, anche nella stessa performance live, dotata di una didascalica passione fiera ed impalpabile insieme, che diventa regina persino nei momenti di assoluta libertà musicale, tra chitarre imbizzarrite e batteria potente. Questa reunion, seppur breve per cause di forza maggiore, purtoppo, rimarrà negli annali della storia della musica alternativa italiana, per la completezza esaltante dell’arte contemplata, e per il fondamentale riferimento per generazioni di band che ad oggi traggono spunto dalla miscela musical-teatrale dei Massimo Volume.

La serata sembra un eterno crescendo, ora con l’approssimarsi dell’attesissimo live di Patti Smith, annunciata in un primo momento proprio nell’attimo di maggior tempesta, cogliendo così increduli tutti i numerosi ospiti del Traffic, come a volerli premiare divinamente per la costanza e per il desiderio di vedere la performance della poetessa del rock. E chi meglio di lei avrebbe potuto esaltare un momento sì arduo meterologicamente, quanto sublime e trasognante? E l’esibizione non accenna a deludere le aspettative, tra le numerose hit da lei portate al successo dal 1975 ad oggi, ovvero tra “Dancing Barefoot” a “Gloria”, “People Have The Power” a “Frederik”, “Because The Night” e molte altre ancora. Quasi a celebrare la lunga e maestosa carriera di questa grande artista, forte e potente nella voce, sempre perfetta e deliziosamente rock; tanto quanto nei testi, così carichi di emotività e grida passionali. Ideali, energia nelle idee, amore e dolore (sia intimo che universale), così ben manifestato dalle sue parole come dalla stessa musica da lei suonata, accompagnata dalla band che vede l’eternamente fedele Lenny Kaye alle chitarre, perfetto accompagnatore allora come oggi. Meravigliosa poesia in musica, come meravigliosa è la performance nel suo insieme.
Assolutamente da segnalare il momento in cui Patti Smith e i suoi musicisti ripropongono la mitica “Smell Like Teen Spirit” dei Nirvana, in una versione dolorosa, sofferta e malinconica, sospirata ma tenace.
[PAGEBREAK] A concludere egregiamente questa splendida serata di poetiche andanti con brio ed energia, non potevano che esserci gli Afterhours, capitanati dallo stesso Manuel Agnelli che della serata ha fatto proprio da direttore artistico. La virilità musicale di questi sei celeberrimi milanesi è ormai indubbia. Pure, riescono a stupire ad ogni esibizione con la loro splendida passione che taglia le gole, con i testi così acidi ed acuti. Virilità che accende fuochi, con tutta quella imperdibile serie di momenti strumentali in cui Agnelli e soci (Roberto Dell’Era al basso, Giorgio Prette alla batteria, Enrico Gabrielli alle tastiere, Giorgio Ciccarelli alla chitarra e Rodrigo D’Erasmo al violino) sembrano gettarsi nel vortice dell’oblio musicale, senza pensare a null’altro, se non sfogare la propria arte, sospirando tosti e lievi al contempo sulla propria tecnica. Tra “Ballata Per La Mia Piccola Iena”, “Male Di Miele”, la recente “Neppure Carne Da Cannone Per Dio”, “Quello Che Non C’è” e molte altre, imperdibili sono i momenti di duetti che gli Afterhours propongono, il primo con la stessa Patti Smith che pare aver ceduto loro il palco come la migliore musa ispiratrice, ora ancora più viva ed intensa nel riproporre con loro la sua “Dancing Barefoot”, in un bellissimo arrangiamento a tre voci, che porta in visibilio l’intero pubblico già ampiamente trasportato dall’entusiasmante giornata. Ed il secondo duetto, soave e triste con picchi di malinconia e potenza, assolutamente teatrale, è stato in coppia con lo stesso Emidio Clementi, leader dei Massimo Volume, come a chiudere il cerchio della vita della band e ricordare la partecipazione di Manuel Agnelli nell’ultimo album della band, “Club Privè” del 1999. Splendidi, innegabilmente maestri ed infuocati, tra momenti di assoluto rock puro e crudo, sclapitante ed emozionale come gli Afterhours sanno fare, e momenti di delirio onirico e lirico, sobrietà sonora e passionalità verbale.

Questa serata conclusiva dell’edizione 2008 del Torino Traffic Festival è stata la sintesi della perfezione di musica e stile internazionale, in un quadro che ha messo in risalto le emozioni, la passione, le scenografie graffianti e fervide del meta-teatro sensazionale e passionale dell’uomo moderno, in bilico tra razionalità lirica e istinto musicale. Un momento memorabile ed unico, di sole quattro ore, ininterrotte e fiere, mai così veloci nel loro scorrere, un momento a cavallo tra teatralità e storia, sacerdoti del rock, e totalità espressiva. Because The Night

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