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Bedroom Disaster

Secondo capitolo nella saga dei “Bedroom Disasters”, ovvero quel genere di progetti musicali che vengono concepiti e prendono forma tra le mura di casa, per opera di una sola mente (possibilmente deviata): dopo Ben Cook alias Young Governor di cui parlammo un paio di mesi fa, tocca a Ian Magee, colpevole di aver azionato un paio di anni fa la propria drum-machine e di aver dato vita a Nice Face, Il suo infame “one man bedroom project”.

Nice Face può essere assurto a massimo esempio di una fase della musica in cui l’idea torna ad assumere la massima importanza ed in cui nuovi tipi di urgenza espressiva assumono un valore pari a quello della qualità della forma; trent’anni fa da presupposti simili nacque il punk rock, oggi ci si chiude invece a rimuginare su decenni di rock n’ roll deviato e, tratte le debite conclusioni, si imbraccia la chitarra e si verifica quanto sia ancora possibile parlare di una materia già tanto approfondita. Il punk di Nice Face nasconde parzialmente la sua vena riflessiva attraverso i vezzi del lo-fi, le distorsioni vocali, l’energia dei suoi riff sgrammaticati; resta però facile avvertire nei suoi brani il risultato di un processo di formazione musicale che l’ha portato ad ibridare tante componenti esterne, inglobando elementi eterogenei provenienti dal synth e dalla wave.

“Immer Etwas” è l’ultimo risultato degli sforzi di Magee, primo LP e vera sistematizzazione di un modo di concepire il rock n’roll. Tredici tracce rapide, violente ma che non nascondono un certo grado di elaborazione nella scrittura; come ogni “one man recording project”, Nice Face deve rispondere solo a sé stesso delle proprie scelte, il che comporta la liberazione totale da ogni sorta di compromessi e la possibilità di lavorare solo in funzione delle forme che si hanno in mente, senza altre mediazioni. Il pubblico gradisce, le label anche: tanto basta.

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