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  • Belladonna: The Noir Album

    Belladonna

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Penombra capitolina

Nonostante la nazionalità ci invogli al patriottismo, quantomeno per scampare alle ritorsioni di amici e parenti; nonostante un trascorso musicale non parco di riconoscimenti e live di tutto rispetto; nonostante, come abbiamo letto da molte fonti, siano (stati) il secondo gruppo italiano più visitato su MySpace dopo i Lacuna Coil; nonostante la formazione sia a maggioranza femminile, onore e riscatto del gentil sesso sulla misoginia del genere; nonostante tutto, il nuovo prodotto firmato Belladonna proprio non riesce ad entusiasmarci fino in fondo.

Quello che ci propone la formazione capitolina è un rock noir per niente sgradevole, ma calante sotto alcuni punti di vista: in primis la produzione che, nonostante sia stata firmata da Sylvia Massy, non rende completamente giustizia alla bravura dei musicisti. Voce e strumenti non trovano sempre un amalgama soddisfacente, risultando in vari passaggi quasi giustapposti piuttosto che uniformati. Il cantato a volte sembra sovrastare il substrato musicale che viene quasi relegato a compiacente sottofondo. Le tastiere fanno il loro ingresso in sordina in brani come “Phoenix Rising”, delineando tratti gotici sfumati che meriterebbero maggior appeal. Miglior pezzo del lotto risulta sicuramente “Till Death Do Us Part” che risolleva, con il suo rifferama simpatico ma uditivamente poco incisivo e delle scampanellanti keyboard, le sorti di un album che si lascia ascoltare ma che fatica ad arrivare direttamente al cuore.

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