Home > Recensioni > Ben & Ellen Harper: Childhood Home
  • Ben & Ellen Harper: Childhood Home

    Ben Harper

    Prestige Folklore / none

    Data di uscita: 06-05-2014

    Loudvision:
    Lettori:

Chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dalla musica in una dimensione lontana dai ritmi frenetici della vita quotidiana e quasi “sospesa” in un’atmosfera a tratti irreale…immaginate una casa immersa nel verde delle campagne, un caminetto acceso, un temporale in corso e un buon bicchiere di vino rosso…queste sono “in parte” le sensazioni che “Childhood Home“, album di Ben Harper uscito nel 6 maggio 2014, evocano ad un primo ascolto, un disco intimo, spontaneo, autentico e dal tono volutamente dimesso.

Pensato e suonato insieme a sua madre Ellen Harper, polistrumentista e vocalist, alla quale va riconosciuto il merito di aver trasmesso a suo figlio, la grande passione per la musica, fin dai primi anni di vita. La famiglia assume una valenza fortemente simbolica, diviene una sorta di “nido protettivo” che segnala la profonda e forte unione che lega madre e figlio. “C’è sempre un po’ di sofferenza nell’andarsene di casa per conoscere il mondo e cercare di capire chi tu sia e cosa vuoi ottenere – ha detto a riguardo Harper –  ma più di tutto si tratta di riconoscere che la tua casa ti forma sia da piccolo sia da adulto per affrontare l’esterno. E, più ancora dell’atto del ritorno in sé, anche solo considerare di tornare a casa è importante“.

“Home” cita il titolo dell’album (e il termine risulta emblematico), una casa dunque non concepita in senso fisico,  non un rifugio casuale ed effimero ma un luogo di appartenenza. Ciò è evidente nel progetto grafico, in cui compaiono varie fotografie risalenti al passato che ritraggono “scorci di vita vissuta” dell’infanzia dell’artista.

Un album fortemente ancorato alle tradizioni che trova la sua naturale espressione nel classico suono americano a cavallo tra folk e country, il tutto rigorosamente acustico.  La formazione vede Ben Harper alla voce e alle chitarre, Ellen Harper alla voce, chitarra e banjo, Jason Mozersky alle chitarre, Jesse  Ingalls al basso e alle tastiere e Jimmy Paxon alla batteria. Prodotto dallo stesso Ben Harper e registrato presso gli studi “The Machine Shop” a Santa Monica (CA) e “Lurssen Mastering” a Los Angeles (CA) il disco si compone di dieci tracce composte “a quattro mani” da madre e figlio, in cui le armonie vocali di Ben ed Ellen si intrecciano abilmente, in canzoni che parlano di gioie, fatiche, amori e sacrifici materni (“Altar of love”), di repulsioni e attrazioni (“Born to love you”), in “City of dreams” Ellen canta di una città ideale stravolta da cemento, autostrade e parcheggi, tanto da poter esistere solo nei suoi sogni (“now freeways crawl though the suburban sprawl, as far as the eye can see, and the city lives only in my dreams”).

In “A House is a Home” viene ribadito questo profondo senso di appartenenza con la casa che permea fortemente ogni verso dell’album, ed ancora le aspirazioni infrante nello scontro con una realtà fatta di privazioni (“Memories of gold”) fino alla catarsi finale di “How could we not believe”. Come non poter credere ad un artista che, nonostante un lungo ed intenso percorso fatto di molteplici collaborazioni, possiede ancora la naturale capacità di reinventarsi e stupire con poco?…Il disco non chiede altro se non di essere ascoltato “a cuore aperto”, di abbandonarsi alle atmosfere rassicuranti di un album distante dalle logiche del mercato ma che possiede la straordinaria capacità di trasportarti in una dimensione “al di fuori del tempo”.

Pro

Contro

Scroll To Top