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Ben Harper & Innocent Criminals in concerto a Roma, il report live

20 luglio, a Luglio Suona Bene 2015, Roma, è la volta di Ben Harper & Innocent Criminals.

Negli ultimi sette anni, Ben Harper si è allontanato da casa, ha tentato di approdare a forme più puramente rock con i giovani (e bianchi) Relentless7, è tornato indietro fino alle radici del blues con la sua collaborazione con il leggendario armonicista Charlie Musselwhite, ha persino inciso un disco con sua madre! Ma ora, come in ogni storia che si rispetti, dopo un lungo e tribolato viaggio il nostro eroe ritorna finalmente a casa, e per il vecchio Ben non c’è cosa che assomigli di più ad una casa e ad una famiglia dei suoi Innocent Criminals che, diciamolo, stanno ad Harper come i Crazy Horse stanno a Neil Young, o la E-Street Band sta a Springsteen. La componente fondamentale di un sound unico ed inimitabile quindi, una macchina ben rodata ed oliata che ieri, all’Auditorium Parco della Musica, ha dimostrato di quali fantastiche prestazioni fosse capace.

L’inizio è, morbido, romantico oserei dire, con una dolcissima Suzie Blue , una versione meno swing e più eterea rispetto a quella in studio, impreziosita da un delicato solo di lap steel. Segue Diamonds on the Inside, ballata soul che ha portato Ben Harper alla consacrazione definitiva, e che dal vivo assume ancora più spessore. Ma, dopo un incipit cosi carico d’atmosfera, non sia mai detto che questa bestia non ha gli artigli ben affilati, ed è questione di un attimo ritrovarsi dalle parti degli Stones di Sticky Fingers con una infuocata Burn to Shine. Con una Steal my Kisses incredibilmente funky viene data la possibilità al grande (in tutti i sensi) bassista Juan Nelson di impartire una lezione di groove. Ma è quando Harper si siede e posa sulle ginocchia la sua fidata Weissenborn (il suo giocattolo preferito), che il gradimento sale alle stelle, come nel southern blues di Homeless Child, o nell’epicità di Forgiven. La scaletta va avanti con scioltezza, tra delicate ballate memori della lezione di Marvin Gaye, affondi nell’elettricità ed incursioni nel tribalismo, trasmettendo un energia che esplode definitivamente sulle prime note della marleyana With my own two hands, quando l’intera platea della Cavea abbandona i propri posti a sedere numerati per attingere a pieno dall’energia della band. Segue un classico delle esibizione dei Criminals: quella Burn one down che permette a Leon Mobley di dare spettacolo con le sue percussioni.

Dopo una breve pausa, il ritorno sul palco è all’insegna dell’intimità: Ben Harper da solo, con la sua chitarra acustica, occhi chiusi, concentrato e serio, attacca una Power of the Gospel da brividi, seguita da Forever, sempre in solitudine. La band ritorna sul palco per il momento forse più emozionate dell’esibizione: i Criminals accennano un gospel, Harper si fa avanti, senza microfono, zittisce l’intera platea, e comincia ad ululare alla luna le sue lodi al Signore come qualcuno che ci crede per davvero (e magari è proprio cosi). A chiudere un’esibizione straordinaria, un’energica e corale Better Way.

Come dicevamo, Ben Harper ha ritrovato la via di casa e, se questi sono i risultati, speriamo che non la riabbandoni troppo presto.

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