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Beppe Dettori & Raoul Moretti: (In)canto Rituale, il nuovo album brano per brano

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Nuovo disco del duo Beppe Dettori e Raoul Moretti, incontro tra il suono acustico e le derive digitali, dove la forma prende significati altri e cerca soluzioni che possano raccontare oltre l’ovvio e l’abitudine. Si intitola “(In)canto Rituale” questo nuovo percorso sonoro che promette di celebrare e rendere omaggio alla grande letteratura musicale di Maria Carta, riscrivendone gli arrangiamenti e i suoni, restituendone interpretazioni coerenti al grande lavoro di ricerca strumentale che i due artisti stanno portando avanti da anni ormai. Inedita la musica di “Ombre”, poesia della Carta pubblicata sull’unica raccolta di poesie esistente dal titolo “Canto Rituale”. Dettori e Moretti, segnano una nuova bellissima pagina di musica italiana grande anche alla collaborazione della Fondazione Maria Carta, di quelle opere sempre poco illuminate dalle mode e dai grandi riflettori mediatici, di quei dischi dentro cui si annidano tesori e ricchezze della nostra cultura. “(In)canto Rituale”, forse più del precedente lavoro “S’incantu ‘e Sas Cordas” – sempre pubblicate da UNDAS Edizioni Musicali – si fa bandiera e testimone di una bellezza italiana che non deve perdersi nell’effimera estetica a cui siamo condannati oggi. L’album è nella cinquina finalista per le Targhe Tenco 2020 nella sezione interprete di canzoni.

Beppe Dettori & Raoul Moretti, “(In)canto Rituale” brano per brano

Stabat Mater

Lo “Stabat mater” di Maria Carta, titolo originale “Istas mama soberana (stabat mater)”, è tratto dalla mater dolorosa della tradizione cristiana e adattato in lingua sarda da Monsignor Dettori, dal quale Maria Carta attingerà anche altre opere. Letteralmente la Madre Sovrana, la Madonna, piange Cristo suo figlio sulla croce. Dettori e Moretti hanno voluto alleggerire, con rispetto, il brano e il testo inserendo una “poesia metropolitana” che recita: “…ci sono farfalle che avvolgono il tuo canto, il sogno scende con l’illusione silente, lo spazio notturno accoglie la tua luce, per inventar di nuovo l’universo infinito”. Una poesia che insieme alla musica ci aiuta a portare il canto di questa madre sofferente in una dimensione universale, dalla religiosità alla spiritualità.

Deus Ti Salvet Maria

“Dio ti salvi Maria” così la traduzione letterale de l’Ave Maria in limba sarda. La preghiera Ave Maria ora pro nobis qui tollis peccata mundi… in lingua sarda acquista un suono dolce e veicolante alla purezza e leggerezza. Musicalmente nelle prime due strofe è stata tenuta un’atmosfera larga pensando alle sonorità degli organi a canne delle cattedrali, utilizzando anche una tecnica slide sulle corde dell’arpa. Dalla terza strofa in poi subentra una ritmica lievemente irlandese che muove il brano quasi in una danza leggera spostando la liturgia ad una apertura popolare.

Ombre

Unico brano in lingua italiana tratto da un libro di poesie scritte da Maria Carta pubblicato circa 10 anni fa, edito dalla testata giornalistica sarda “La nuova canto rituale”. “Ombre” è la prima poesia che apre il libro e racconta di una bimba di otto anni che alle 5 del mattino si recava al fiume, distante 4 km dal paese, a lavare i panni. Nel tragitto, lei, sentiva “le ombre”, i rumori, i suoni spaventosi che una bimba al buio del mattino percepiva. Lei, impavida, per vincere gli spettri, i fantasmi, canta con voce delirante per darsi forza e trasmettere serenità e buone intenzioni alle anime del fiume, che svanivano nel momento in cui i suoi piedi entravano nell’acqua. Musicalmente nella prima parte l’atmosfera è sospesa, magica, con il testo recitato. Via via si drammatizza, le ombre si fanno strada su un pattern ritmico costruito su due tipiche progressioni e la voce diventa invocazione, canto libero.

A Bezzos De Iddha Mia

Nasce come un “ballo per sola voce”, cioè, un “ballu tundu” vocale. Il Testo di Maria ricorda sensazioni e aneddoti di una saggezza paesana, arcaica e ricca di beltà e buone intenzioni. Vincere e superare le difficoltà con la pazienza e il lavoro duro. Il ricordo mai indelebile del tramandare le tradizioni, gli usi e i costumi di una identità a volte snobbata da una feroce globalizzazione e finto progresso. L’introduzione è di grande suggestione ed intimità su un loop d’arpa suonato con archetto, suoni armonici e un testo evocato che si evolve, quasi impercettibilmente, fino all’incedere profondo della canzone in un ballo sempre più ritmico fino al finale.

In Su Monte Gonare

Il brano apre le porte alla tradizione della musica sarda ed evidenzia la volontà di contaminazione nella parte musicale. Nell’introduzione un loop ritmico ed ipnotico prodotto dall’arpa elettrica di Moretti, su cui si innesta la vocalità di Dettori, richiama il brano originale. Poi l’incedere ritmico della chitarra acustica porta improvvisazioni Qwali e Hindi.

Ballu

Un ballo in lingua sarda ritmato e forsennato, capace di portare la mente lontano dal corpo e diventare quasi un atto meditativo, con cui le piccolezze terrene perdono significato e si fortifica la coscienza. Musicalmente un incedere quasi “progressive” che porta a un finale travolgente.

La Corsicana

Un ponte tra due isole. Ad aprire e chiudere il brano un tema ispirato alla habanera Gris dell’arpista cubano A.R. Ortiz. In mezzo il racconto della Corsicana che rappresenta la Sardegna più arcaica.

No Potho Reposare

Il brano, forse, più struggente, più conosciuto nel mondo, interpretato da tantissimi artisti, sardi e non, sdoganato anche nel pop. Il titolo originale è “Adiosa” ed è una canzone che parla d’amore. L’amore incondizionato, per un’altra persona, per l’umanità, per la vita, per l’esistenza tutta. L’ultima strofa è scritta da Maria Carta che, allora, volle sigillare con un suo pensiero questi sentimenti e sensazioni. Musicalmente il duo ha cercato una “sospensione” per sostenere una melodia struggente.

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