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Bergamo Film Meeting: La 31esima edizione

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Il Bergamo Film Meeting, giunto all’edizione numero trentuno, che si svolgerà dal 9 al 17 marzo, vede in concorso sette lungometraggi inediti in Italia, testimonianza del nuovo cinema legato al contemporaneo. Si tratta di sole (quattro) opere prime e (tre) seconde europee, ad eccezione di una israeliana (“Rock ba’kasba – Rock the Casbah“, di Yariv Horowitz, sulla prima intifada palestinese, già visto a Berlino, un film di guerra con molta azione), che, come dicono gli organizzatori, non per nulla è molto diversa stilisticamente dalle altre.

Il centro di ciascun film è il mondo privato, si parla di crisi, molto spesso, ma da un punto di vista individuale. Ad esempio, centrale in molti di essi (“Lycka till och ta hand om varandra – Good Luck and Take Care of Each Other” dello svedese Jens Sjogren, “Mobile Home” del belga Francous Pirot e “Le Monde nous appartient – The World Belongs to Us” del belga Stephan Streker) è il tema del confronto generazionale. Il film di Sjogren tratta del rapporto di amicizia tra un anziano vedovo e un’adolescente, mentre il film di Streker confronta due ragazzi della banlieue di Bruxelles, uno è una giovane promessa del calcio, l’altro un ladro. Entrambi hanno desiderio di realizzarsi e farcela. Infine, il film di Pirot racconta di due trentenni buontemponi e disoccupati, che vogliono prendere un camper e andarsene, ma che non riusciranno a lasciarsi tutto alle spalle. Gli ultimi due trattano, è chiaro, di cosa accade quando dobbiamo abbandonare i nostri sogni.

Vi sono poi il tedesco “Schuld sind immer die anderen – Shifting the Blame” di Lars-Gunnar Lotz, che descrive la vita in una comunità di reinserimento e il rapporto tra un giovane violento e la sua assistente sociale (permette anche di entrare in contatto con le realtà delle case famiglia, una novità nelle istituzioni tedesche). Quindi “Bez wstydu – Shamless” del polacco figlio d’arte Filip Marczewski (che tratta di passaggio l’incesto, e comunque di un triangolo tra fratello, sorella e un terzo uomo). Vi è poi “Chaika – Seagull” un film russo di Miguel Angel Jiménez, che tracconta di una prostituta kazaka incinta che incontra un generoso marinaio russo. Un film dove la fotografia è ottima e sono raffigurati maestosi paesaggi.
[PAGEBREAK] VISTI DA VICINO
Il Bergamo Film Meeting ha ideato, al di là del concorso, la rassegna “Visti da Vicino“, quindici film che vogliono dare uno sguardo sul reale.
Si raccontano molte storie, quasi tutte centrate sul sociale, sulla crisi, tutte relative storie personali. Tre i film italiani: “Materia oscura” di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti racconta di Salto di Quirra, in Sardegna, dove da cinquant’anni si testano, vicino alle abitazioni in mezzo ai pastori, le nuove armi, “Il limite” di Rossella Schillaci sulla vita di pescatori siciliani e tunisini su un peschereccio, e “Fedele alla linea” di Germano Maccioni, una discussione con Giovanni Lindo Ferretti.

Della rassegna fanno parte anche “Nich Wriezen – Beyond Wriezen“, film tedesco di Daniel Abma, che segue per tre anni la vita di tre giovani dal giorno in cui vengono rilasciati dalla prigione di Wriezen; “Donauspital SMZ Ost – Danube Hospital“, film austriaco di Nikolaus Geyrhalter, il ritratto di uno dei più grandi ospedali d’Europa; di ospedali e, soprattutto, di medici parla anche “Poslednata lineika na Sofia – Sofia’s Last Ambulance” di Ilian Metev, che descrive il sistema sanitario bulgaro allo sfascio.

La francese Clarisse Hahn in “Notre corps est une arme: prisons – Our Body is a Weapon: Prisons” racconta dello sciopero della fame di due giovani curde nelle prigioni turche; “Stebukly laukas – The Field of Magic” di Mindaugas Survila, lituano, racconta la storia di un gruppo di persone che vivono assieme vicino a una discarica. Di luoghi strani in cui vivere racconta anche “Wiosna, latyo, jesién – Spring, Summer, Fall” del polacco Piotr Zlotorowicz, che descrive la vita di una famiglia amish in una foresta in Polonia. Di vita e del legame con il posto in cui si abita parla anche “Dit is hoe een land ontstond – This is how a Country Became” dell’olandese Hark’oh Wubs: uno stagno, di proprietà della famiglia Beukeveld, sul confine tra Olanda e Germania, viene bonificato ed espropriato. La famiglia, allora, lo dichiara nuovo stato sovrano.

Più leggero “Entre le Bras – Step up to the Plate” del francese Paul Lacoste, che racconta di come lo chef Michel Bras passò, nel 2009, il suo ristorante al figlio Sébastien. Altro film biografico è “König des comics – King of Comics” di Rosa von Praunheim, tedesca, che descrive il fumettista Ralf König. Poi “Yemei hazohar – Doll: Why did you Dance Naked?” film israeliano di Zohar Wagner, che racconta di quando il regista scoprì che la sua compagna era stata una spogliarellista.
A l’oeuvre – At Work” di Maxime Coton è un film visionario fatto di immagini e suoni. Evocativo, ma in modo differente, è il francese “La friche – Wasteland” di Magali Roucaut, che segue le storie di un’area dismessa di Parigi.

BergamoFilmMeeting.it

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