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  • Beseech: Drama

    Beseech

    Data di uscita: 25-01-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Conferma gradevole del gruppo goth svedese

L’immediatezza, e la freschezza del suono melodico e sofisticato: queste sono le armi vincenti dei Beseech, svedesi di Goteborg, six piece con due vocalist: Erik Molarin, dotato di un discreto carisma espressivo, e Lotta Höglin discretamente dotata anche lei. Premetto: niente nu-metal qui, o perlomeno non c’è traccia di pretenziosità di suonare heavy con vocazioni EVANESCENTi. Quello che la band chiama ‘goth-rock’ assomiglia in parte alla musica proposta dagli ultimi Stabbing Westwards, senza dimenticare buoni e diretti inserti di tastiere e piano, belle all’orecchio e non banali. Qualche accenno di elettronica, temi piuttosto immediati e incentrati sugli stati d’animo che in qualche modo rappresentano un “drama” per la band, ovvero una situazione conflittuale, critica; e poi piccole citazioni dei punti di riferimento del gruppo, 69 Eyes, Type O Negative – questi ultimi quando vengono imitati da chi non ha il dono naturale di Peter Steele risultano sempre in una performance ridotta o quasi caricaturale, cosa che fortunatamente non avviene nei Beseech – ma anche arrangiamenti sofisticati, saltuariamente venati di spirito jazz come testimoniato dalla canzone “Forever Falling”.[PAGEBREAK]Le canzoni si attestano più o meno su un livello comune, da momenti rilassati e distesi ad alcuni più severi, ma senza che mai la pesantezza sopravanzi la piacevolezza della melodia. “Voices” nei riff iniziali e nel ritornello dark potrebbe suggerire come suonerebbero i Type O Negative con backing vocals femminili; forse questa canzone potrà suonarvi addirittura un plagio, specie nella parte con i cori distesi ‘à la Kenny Hickey’, ma la pignoleria qui non è esattamente la chiave di lettura per questo disco. Non si tratta di originalità, qui c’è solo da capire se certi pezzi hanno un appeal per determinati stati d’animo quotidiani, e se il risultato appaga. Cosa che, grazie alla sua vena raffinata e diretta, il disco porta a compimento discretamente. Immediata e coinvolgente anche “Bitch”, supportata da un piano drammatico, da chitarre ruvide e omogenee nel ritornello, quest’ultimo ben caratterizzato dalle due voci. “Come On In” si sottolinea per il suo mood inizialmente pop-rock, che si fa invece nel prosieguo più pesante e trascinante. Chiude “Friend Emptiness”, che conferma un po’ il luogo comune dell’intervento dell’orchestra sul pezzo più melodico di un album di dark/goth/rock elettronico. Qui la cantante Lotta si lancia in una performance che insegue il timbro di Anneke Van Giersbergen, e anche se alcuni punti la smascherano ci sono dei momenti in cui viene spontaneo controllare che la dotata singer olandese non abbia fatto una ‘guest appearance’ nel pezzo.
La carriera li ha smaliziati, e questo quarto album propone brani per palati anche esigenti e in grado di lasciarsi andare a qualcosa di più agile del solito, e pure ben curato. Se rientra nella gamma dei vostri interessi, del vostro genere, pur non essendo un album ‘fondamentale’ lo riprenderete in mano con facilità.

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