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  • Beseech: Sunless Days

    Beseech

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Le campane gotiche risuonano vacue

Foratura in corsa per i Beseech; la macchina degli svedesi sbanda, rischia il ribaltamento, sta per precipitare nel canalone del nulla musicale, ma alla fine si limita in un sonoro schianto, seppur non fatale. Il danno è però consistente. Resta poco o nulla dopo il passaggio di questo “Sunless Days”, se non i segni di una frenata brusca arrivata con eccessivo ritardo. Ottima produzione, suoni avvolgenti, una certa fluidità, ma poche, pochissime idee. È questa la triste sintesi del nuovo lavoro dei Beseech. Peccato, poiché l’evoluzione del sound della band si è andato lentamente ma inesorabilmente impoverendo in ambito creativo. Già, l’originalità che fine ha fatto? Le prime tre tracce sono esemplari al riguardo. Track 1: “Innerlane”, l’attacco della song è al 90% degli In Flames, il resto è una ridondanza di cliché. Track 2: “The Outpost”, sembra di sentire Ville Valo & Co. Track 3: “A Bittesweet Tragedy”, Lotta Höglin è diventata di colpo Amy Lee. Può bastare. Ah no, in effetti già alla quinta traccia arriva una cover, questa volta si tratta di “Devil’s Plaything” (Danzig). Certamente nessuno sentiva il bisogno di una cover dopo tanto imitare. Insomma, quando inizia l’album dei Beseech? I brani sono dieci, l’ultimo è un outro. Si respira un’aria di truffa ai danni del fruitore. Il finale dell’album ha una vaga e stentata ripresa, troppo poco per questa band dagli ottimi elementi. Non cattiva musica, ma musica inutile, che forse è anche peggio. A qualsiasi prezzo lo vogliate comprare, sentitevi in buona parte truffati, ne avrete diritto.

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