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Da Pisa al Mississippi

Trovare al giorno d’oggi una band blues in Italia è quasi come cercare un politico onesto in Parlamento, possibilità di riuscita: 1%. Quell’1% nel blues “italiano” è rappresentato anche dai Betta Blues Society, quintetto toscano capitanato dalla bravissima Elisabetta Maulo, voce incredibilmente perfetta per un disco di questo tipo.

Chitarre, contrabbasso, kazoo, armonica, ukulele: gli ingredienti per un blues d’altri tempi ci sono tutti. A tratti si sfocia addirittura nel rock’n’roll più basilare ed essenziale (“Talk Talk Talk”), episodi utili ad aumentare il ritmo e i movimenti pelvici. Il vero punto di forza è la voce black di Elisabetta, un mix di potenza e dolcezza che dà quel qualcosa in più ad un gruppo di ottimi musicisti. Buona la prima.

Ascoltate l’apertura (“Blue Rain”) e chiudete gli occhi: apriteli e vi ritroverete magicamente seduti sul delta del Mississippi. Nello scorrere la tracklist, fermatevi alla numero 7: “Bunga Bunga”. Solo applausi. È il classico brano che amiamo definire “blues’n’roll” (si passi il termine): ritmiche tipicamente veloci e r’n’r con sonorità inconfondibilmente blues e con l’armonica a farla da padrone. Tutto il disco è estremamente lontano dai giorni nostri, come sonorità, come voce, come stile. Un applauso a quello che risulta essere un album d’altri tempi, poco contemporaneo ma molto gradevole. Una ventata di novità che arriva dal passato. Sì, è un ossimoro. Ma calza a pennello.

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