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  • Beyond The Void: I Am Your Ruin

    Beyond The Void

    Data di uscita: 20-06-2006

    Loudvision:
    Lettori:

Incrocio di piacevolezza e astuzia compositiva

Se è vero che il goth in stile Him e The Rasmus si è fatto strada nel mercato, ecco un act teutonico pronto a farvi ricredere che le potenzialità di questo genere musicale siano state tutte già esplorate e sfruttate. Nonostante il groove tipico e l’accessibilità, non si può fare a meno d’ammirare il feticcio per l’estetica, per la veste sonora armoniosa, possente ma compatta, elegante e capace d’esprimere sentimenti aspri, corrispondenti al marchio di fabbrica dei Beyond The Void.
Guardando la musica proposta, tramite tastiere e violino il sestetto crea un sostrato teatrale ed atmosferico su cui si può animare la decisa e piacevole voce di Daniel Pharos, dalla timbrica caratteristicamente carismatica, talvolta così calda da ricordare il più mediterraneo Fernando Ribeiro dei tempi di “Sin”. Il motore ritmico del gruppo è un’attenta composizione di cavalcate chitarristiche talvolta continue, talvolta sincopate, oppure distese sulle lusinghe della melodia portante. Il senso estetico è prevalente sulla propulsione emotiva, anche se quest’ultima risulta varia e mai troppo omogenea. Se l’opener “Defiance To The End” sembra fatta apposta per accattivare per la sua ballabilità e il suo incedere rock, “Ruinborn” e “Nothing” dimostrano vene più lente, particolari nelle scelte dei suoni e dei campionamenti, ed il complessivo sentimento estatico è ricercato tramite ipnotici, romantici arpeggi di chitarra e solidi refrain, tanto massicci quanto evocativi, zolfo incendiato da assoli perfettamente azzeccati. Mentre “Sweet Sacrilege Our Night” assomma parti d’entrambe le ispirazioni, ma con un gusto ancora diverso. L’incedere arrogante di “Rejected” riesce ad assomigliare ad un Marilyn Manson ingentilito in stile Depeche Mode, ed il suo chorus rievoca la bellezza disincantata di “Sweet Dreams” degli Eurythmics. Prendete, inoltre, “World Dies With Me” per avere un ottimo esempio di come l’elettronica possa essere delicata ed orchestrale, con sentimento. “I Am Your Ruin” procede così, senza filler né flessioni, per concludersi infine con “Time To Repent”, brano tutt’altro che scontato o facile, pesante ed aspro, incentrato sulla particolare antinomia di sensazioni calde (basso dilatato, voce gotica avvolgente) e parti più acide e corrosive (sequenze di chitarra distorta e dissonante).
Il secondo disco dei Beyond The Void è un lavoro più che egregio, prodotto in modo molto professionale, che merita attenzione da parte di pubblico e critica, e che risalta nell’insieme le competenze tecniche del sestetto. Ovviamente al genere si richiede piacevolezza, gusto e commerciabilità, ma questi musicisti producono un mix fenomenale in cui la qualità è il comune denominatore a risaltare le altre citate doti. Non lasciatevelo sfuggire.

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