Home > Recensioni > Biagio

La sezione Cinema d’Oggi del Festival Internazionale del Film di Roma 2014 dovrebbe essere quella più autoriale, quasi sperimentale, non solo quella dei film non abbastanza “pop” per la sezione Gala. E invece pare essere questa l’unica ragione per cui un film triste (che vuole invece predicare gioia, quindi ancor più triste) come “Biagio” di Pasquale Scimeca faccia la sua comparsa in questa sezione per cinefili (condizione che condivide con il resto della produzione italiana, d’altronde).

“Biagio” è tratto da una storia vera, il cammino di conversione di un giovanotto siciliano in frate francescano. Biagio abbandona la famiglia in preda a una crisi mistica legata probabilmente all’aver visto troppo certi telegiornali. Smarrito non trova altro sfogo che rifugiarsi in montagna, nella solitudine, prima, e nella pacatezza, poi, del mestiere di pastore. Fa amicizia con un pastore e suo figlio e pare aver trovato la sua dimensione. Ma no, non basta. La lettura del Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi lo ispira a mettersi in cammino, a piedi, verso la sacra cittadina umbra. Lungo il viaggio si imbatte nei barboni della stazione Termini a Roma (che in effetti a un primo incontro traumatizzano facilmente i più). Tutto questo lo ispira al punto che, al ritorno a Palermo, ormai definitivamente convertito, inizia una missione di carità verso i senzatetto e gli sfortunati di ogni genere.

Si cade facilmente nell’ironia, parlando di una storia che pare uno spot dell’otto-per-mille-alla-Chiesa-Cattolica. Giuro che ho tentato di guardarlo senza pregiudizi, come implorava il regista Pasquale Scimeca che si dichiara non credente. A onor del vero durante la prima parte del film, quando ancora non viene tirata in ballo la fede, il percorso di ricerca di spiritualità di Biagio ha un suo fascino. Niente di originale al cinema, soprattutto in tempi recenti, ma era almeno suggestivo seguire questo eremita per una buona mezzora senza parlare, nutrirsi di bacche, ambientarsi nella montagna selvaggia, con tutto il corredo di dettagli e panoramiche naturalistiche. Poi tutto diventa elementare e moralistico per continuare a prenderlo sul serio.

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Contro

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