Home > Recensioni > Bible Of The Devil: Freedom Metal

L’antico testamento della bibbia metal

Se nel lontano 1979 il Sig. John Michael Osbourne, Ozzy per gli amici, non avesse lasciato i Black Sabbath al loro destino probabilmente questo “Freedom Metal” dei Bible Of The Devil da Chicago sarebbe stato il successivo risultato.
La voce di Mark Hoffman infatti ricorda davvero da vicino quella del Madman dei tempi che furono, sia come timbrica sia come approccio, genuino e selvaggio al punto giusto ma anche incline a stonature ed imperfezioni.
Tutto di questo disco è assolutamente metal nella sua accezione prettamente primi anni ’80 del termine, dalla tamarrissima copertina alla scarna produzione, senza tralasciare ovviamente la musica. Un tuffo nel passato a tutti gli effetti che farà la gioia dei defenders of the faith, ma che lascerà abbastanza indifferenti tutti i metallari delle nuove leve abituati a sontuose produzioni.

Le chitarre di Nate Perry e Hoffman devono praticamente tutto ai primi album degli Iron Maiden, tessendo ritmiche cavalcanti e intrecciano assoli ed arrangiamenti armonizzati nella migliore tradizione di quei Dave Murray ed Adrian Smith che han fatto indubbiamente scuola.
“Hijack The Night” e “Night Oath” sono i due pezzi in apertura, nonché i migliori del lotto in cui sia le potenzialità genuine della band sia le loro influenze derivative vengono poste maggiormente in evidenza.
A metà del cd la band ci propone “Heat Feeler” un gradevole brano semiacustico che presenta anche alcune preoccupanti stonature di voce, ma riesce nonostante ciò a rendersi interessante e orecchiabile.

“500 More” infine con il suo incedere che rimanda appieno al primo lavoro della vergine di ferro, chiude il sipario su un album dal sapore nostalgico che, seppur immediato e piacevole, ben poco ha da dire nella scena metal odierna.

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