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Il Bif&st ricorda Gian Maria Volonté

di Claudio Masenza

La sesta edizione, da poco conclusa, del Bif&st, il Bari International Film Fest — manifestazione in costante ascesa per il numero di partecipanti e per la stima che riscuote fra gli addetti ai lavori — sarà ricordata anche per la scoperta di un grande attore italiano, camaleontico e geniale, ruvido ed estremamente carismatico: Gian Maria Volonté. Non è uno scherzo, il pubblico giovane è rimasto ‘folgorato’ da questo immenso artista che il Bif&st ha celebrato con una memorabile retrospettiva e che sin dall’immagine che dominava il poster del festival – tratta da “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” — ha incuriosito generazioni che non lo avevano mai conosciuto. Accanto ai commenti sui numerosissimi film nazionali ed internazionali che componevano il calendario del festival, non mancavano mai quelli sui tanti film e materiali televisivi che hanno riportato d’attualità l’immenso talento di Volonté a venti anni dalla scomparsa. Una scoperta, ripeto, che non smetteva di stupire gli ammirati spettatori giovani e anche molti fra i più maturi.

«Siamo tutti mangiatori di loto», dichiara Ettore Scola, presidente del festival, «Dimentichiamo tutto facilmente. La mia generazione la memoria la sta ormai perdendo per motivi biologici ma quella dei ragazzi va nutrita, arricchita. Oggi se parlo di Cinema in un’università – non in una scuola elementare — noto lo sguardo attonito degli studenti quando sentono nominare da me, per la prima volta, Blasetti, Pietrangeli, Germi… È uno dei mali dell’Italia: noi non coltiviamo la memoria.

Il festival di Bari ogni anno ricorda personaggi enormi della cultura italiana che ne hanno creato l’immagine nel mondo: Fellini, Carmelo Bene, Alberto Sordi… e quest’anno Volonté».

E in effetti basterebbe questo appuntamento vincente e ormai rodato per ringraziare il festival. «L’operazione Volonté ha richiesto un anno di lavoro», racconta Felice Laudadio, direttore artistico del Bif&st, «L’ho iniziata da solo e a me si è poi affiancata la figlia di Volonté e Carla Gravina, Giovanna Gravina. E determinante è stato l’apporto di Barbara Scaramucci, direttrice delle Teche Rai, che negli archivi immensi di Via Salaria è riuscita a recuperare tutte le interviste televisive, i documentari e le interpretazioni televisive di Volonté: “Saul”, “La foresta pietrificata”, “Fedra”…spettacoli non facili, oggi come allora, eppure abbiamo avuto il piacere di sentirci chiedere delle repliche dai tanti spettatori che non erano riusciti a trovare posto nei cinema stracolmi che li proiettavano».

Moltissimi naturalmente anche i film, alcuni ormai difficilmente recuperabili, come “Il caso Mattei” di Francesco Rosi, e molti anche i registi e colleghi che hanno partecipato singolarmente ad incontri per ricordare le esperienze vissute sul set accanto all’attore: Giuliano Montaldo, Carlo ed Enrico Vanzina, Gianni Amelio, Lou Castel, Sergio Rubini, Mattia Sbragia, Marco Bellocchio. Oltre ad un ricordo di un’ora, registrato da Francesco Rosi, impossibilitato a viaggiare, che diresse Volonté in cinque film. Tutte le testimonianze sono state registrate e costituiranno un prezioso archivio sull’attore. Assieme ai filmati Rai – i più brevi accorpati per argomenti in montaggi realizzati da Orsetta Gregoretti – sono ora pronti a viaggiare alla volta di altri festival, italiani e europei, che già ne hanno fatto richiesta.

«Sono materiali particolarmente preziosi», spiega Laudadio, «perché Volonté era restio a parlare del proprio lavoro e molto selettivo nel rilasciare interviste. Io lo conobbi quando scrivevo per L’Unità. Mi concesse un’intervista alla vigilia di un giro che lo avrebbe portato nelle città della migrazione italiana, quando gli albanesi eravamo noi: Stoccarda, Amburgo, Francoforte, Bruxelles, dove gli italiani lavoravano nelle miniere o costruivano ferrovie, per sollecitare il loro ritorno in Italia per votare alle elezioni che ci sarebbero state circa un mese dopo. Era molto disponibile nel raccontarmi di questa sua scelta ma quando in seguito lo intervistai, più volte, sul suo lavoro fu invece difficile. Non amava parlare di sé, era un uomo molto riservato. Credo che più dei film, queste retrospettive siano la vera ragione di essere di un festival». E la partecipazione e l’entusiasmo del pubblico, ancora una volta, ne sono stati la riprova.

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