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Big Family – Cavalera Family

Si apre sotto il sole milanese e con pochissima gente la quarta edizione di un festival nato per essere indipendentemente dal clima una pausa sonora all’interno delle roventi estati italiane.
Aprono la giornata i valdostani Illogicist che con le loro canzoni smuovono il restio pubblico abituandolo ai suoni del death; concludono con la dura “Core” che lascia il posto al dramatic death metal dei Dark Lunacy.
Già presenti nel 2005 sul palco del fest, da allora hanno migliorato tanto la prestazione quanto la presenza scenica in ambito live, conferendole sempre più drammaticità ed interpretazione.
Iniziano con le sonorità russe di “The Diarist” per poi passare al geniale “Devoid” di cui suonano “Dolls” e “Stalingrad”.
Finita l’esibizione, durante il cambio di palco ecco crescere la prima grande attesa della giornata; già presenti nelle scorse edizioni del festival, stanno per fare il loro ingresso in scena gli italianissimi e grezzissimi Sadist.
Il pubblico, pur poco che sia, inizia ad addensarsi sotto il palco inneggiando alla band ligure che non aspetta molto per accontentarli.
Partono da brani recenti come “Tearing Away” tratto dal loro ultimo album “Sadist”, passando per “Tribe” e per la fresca “Christmas Beat”.
Trevor ha una gran bella voce corposa e perversa, un growl misto a scream decisamente potente e massacrante e regge bene ad ogni brano senza sbavature o cedimenti di alcun genere, riuscendo a coniugare ottimamente la parte strumentale e l’interpretazione.
Tommy si rivela il più schizofrenico visto che si divide in continuazione tra ruggenti soli di chitarra e note alla tastiera, senza perdere tempo e freneticamente suonando entrambe al meglio.
La gente percepisce gli intenti della band e la sorregge canzone dopo canzone, dandogli il giusto merito.
L’inizio italiano del festival, rivelatosi un bell’espediente, è giunto a conclusione e ci si appresta all’arrivo dei nomi internazionali.

Ecco dunque lo show scanzonato dei Korpiklaani.
Un nome e una sicurezza: ci si divertirà!
Appare anomala la scelta di suonare canzoni chete e più melodiche tratte dall’ultimo album “Korven Kuningas”, senza però tralasciare i classici che trastulleranno il pubblico ovvero “Cottage & Saunas” e “Journey Man”; a grande richiesta sul finire viene proposta prima in chiave solo strumentale e successivamente col cantato “Beer Beer”; anche se la performance non è decisamente un evento unico, grazie al carisma dei finlandesi lo show si trasforma in un successo.
Davvero poca gente. Ci si domanda di continuo come mai. Probabilmente l’infelice scelta di iniziare al venerdì ha danneggiato il festival, che si riprende lievemente con l’arrivo degli Evergrey.
Iniziano (e continuano) divertiti intrecciando brani dell’ultimo album con altri tratti dai precedenti, senza tralasciare l’immancabile “Inner Circle” del 2004.
Pur scusandosi della loro stanchezza fisica, i cinque appaiono davvero in forma, si divertono e coinvolgono il pubblico. Tom S. Englund rende il massimo vocalmente ma, unica pecca, la monotonicità delle sue linee vocali irrigidisce come al solito i concerti, senza però celare la sua notevole capacità.
È l’ora del trittico di headliner per questa prima giornata di festival, che si apre con l’esibizione dei Dark Tranquillity.
La band scandinava si presenta per l’ennesima volta al pubblico italiano con il solito e maledettamente funzionale vestito. Mikael Stanne, tra un’Heineken e l’altra, inanella la solita prestazione da nove in pagella fatta di growl spietati, clean vocals melodiche e una tonnellata di dinamite sotto le scarpe, che lo catapulta freneticamente da una parte all’altra del palco senza soluzione di continuità. Dietro il crine rossastro del frontman svedese si dividono egregiamente i compiti gli altri membri del plotone; l’assolo di Niklas Sundin in “The Wonders At Your Feet” è ormai uno dei classici del death svedese ed ingrediente onnipresente nelle esibizioni dei Dark Tranquillity, mentre, as usual, tanto è emozionante interprete Martin Brändström alle tastiere quanto è freddo e preciso Anders Jivarp alle pelli. Se poi anche la tracklist si rivela, canzone più canzone meno, quella di sempre con “My Negation” unica vera (e gradita) sopresa, non si può comunque obiettare alcunché: sono e rimangono sempre loro la miglior band di death svedese in circolazione live (e non solo).
[PAGEBREAK] Il preludio allo show dei fratelli Cavalera è affidato ai Sonata Arctica. L’unica band power del giorno mal si incastra con il resto della serata, finendo per apparire la “Black Sheep” della situazione. Orfani di uno dei loro simboli (il chitarrista Jani Liimatainen) i Sonata si impegnano a fondo sul palco dell’idroscalo, denotando una piacevole cura del suono, vanificata però dalla serata-no di Tommy Portimo, spesso impreciso. Toni Kakko, che ricordavamo per una sua indegna esibizione di qualche anno fa, si dimostra notevolmente migliorato (ma non abbastanza per reputarlo un vocalist d’eccezione) ed è in tutto e per tutto l’anima dell’esibizione. La scaletta inaspettatamente vede trionfare l’ottimo disco di esordio “Ecliptica” da cui vengono estratti ben quattro episodi, mentre l’esecuzione della zuccherosa “Tallulah” è tanto osannata dai fan quanto disprezzata dal resto del pubblico molto più death-oriented. A fine esibizione resta un che di insoddisfazione e la sensazione che la perdita di Liimatainen costituisca già un problema da risolvere.
Cavalera Cospiracy?
Tutti lo sanno che non sarà loro lo spettacolo, nel cuore della gente un solo nome riecheggia e anche sulle innumerevoli t-shirt indossate un solo nome è scritto a caratteri cubitali: SEPULTURA!
Si freme.
Sotto il palco i fedelissimi, da chi ha già visto i fratelli in altre vesti e chi li ha davanti per la prima volta, vivendo nel loro mito.
Eccoli. Sul palco arrivano i Cavalera!!!
Tremate, tremate tutti! Apertura di rito, giusto per non lasciare nell’ombra il loro unico album vengono eseguite in fila “Inflicted” e “Sanctuary” che smuovono le giovani leve e lasciano indifferenti i veterani, che aspettano ben altre canzoni.
Eccoli accontentati, il fuoco inizia ad ardere con “Territory”:
War for territory
War for territory
F-r-e-n-e-s-i-a!

Un concerto bipolare, diviso tra Cavalera Conspiracy con le tracce “Terrorize”, “Hex”, “Doom Of All Fire” e la terminale “Must Kill” e Sepultura con tracce leggendarie che danno la possibilità ad Igor di pestare sulla batteria travolgendo chiunque mentre Max dà il colpo di grazia con la sua voce, ricordando a tutti chi sono e cosa sono capaci di fare!
Anche se vi sono problemi a livello di microfono e batteria non si lasciano fermare ed ecco che a colpi di “tupatupatupatupatupatupa” si stagliano “Orgasmatron”, “Arise”, “Policia”, “Biotech Is Godzilla” e ancora “Refuse/Resist”.
All’altezza di “Troops Of Doom” Max annuncia che alla batteria si esibirà Igor Cavalera Jr… Il pubblico rimane un attimo perplesso chiedendosi se realmente ha sentito la particella Jr. e chiedendosi a cosa si riferisse, fino a quando vede in mezzo ai piatti e ai tamburi un ragazzino biondino (il figlio di Max) che da angelico si trasforma in un mostro della batteria e… “tupatupatupatupatupatupa”:
Total Eclipse Hides The Earth
The Night Of Doom Has Come
Antichrist Soldiers Are Proclaimed
To Send Souls To The Hell
Le sorprese in casa Cavalera non sono finite, ecco un’altro adolescente salire sul palco e con tonalità metal core interpretare “Propaganda”, chi sarà mai?
Si tratta di Ritchie Cavalera, già guest in “Inflikted” ed ennesimo tassello della famiglia che prende parte allo show.
Preludio di campanelle. Sì, esatto, è lei. È “Attitude” che si scarica senza pietà nel pogo violento tra la gente per poi lasciare il posto all’immortale e terribilmente attesa “Rooooooooots Bloody Rooooooooots”.
La Fine.
Tutti si scatenano, nessuno è esonerato dalla follia che la canzone fa sorgere:
Roots Bloody Roots
Roots Bloody Roots
Roots Bloody Roots
Roots Bloody Roots

Rain
Bring me the strength
To get to another day
and all I want to see
Set us free

Why
Can’t you see
Can’t you feel
This is real
Ahhh

I pray
We don’t need to change
Our ways to be saved
That all we wanna be
Watch us freak.

Soddisfazione persistente, Igor è un mostro della battera e Max è un pazzoide dalla voce d’oro.
Sì, erano loro, erano i fratelli Cavalera, erano i Sepultura!

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