Home > Recensioni > Big Hero 6

Ci hanno visto giusto i giapponesi a rinominare il film in “Baymax”. Non solo perché, intuibilmente, il morbido e gonfio omino-michelin-del-ventunesimo-secolo ruba la scena ai più deboli coprotagonisti, ma perché a pensarci bene Baymax è il vero protagonista della storia, il suo fulcro. Proviamo allora a raccontarla dal suo punto di vista.

Baymax è un operatore sanitario robotico, costruito dal giovane ingegnere Tadashi Hamada con scopi più umanitari che carrieristici. Baymax si attiva se un umano nei paraggi emette anche solo un gemito di dolore, effettua una scansione del corpo e individua le anomalie. Non fa miracoli ma fa di tutto per guarirti, e non si spegne finché non gli dici che sei soddisfatto delle cure ricevute.

Quando passa in mano al fratello più piccolo di Tadashi, Hiro, Baymax dovrà fare letteralmente i salti mortali per assecondare i suoi sbalzi d’umore adolescenziali (e problemi più seri che evitiamo di rivelare qui).

Questo è il film che vedranno i giapponesi. Nel resto del mondo abbiamo invece “Big Hero 6”, storia di Hiro, un ragazzino che diventa il leader di una squadra di quattro dottorandi universitari e li convince a indossare le famigerate tutine (ma almeno una è molto originale) e diventare supereroi, perché la scienza è cool!

Il punto di vista giapponese fa molta più gola, mentre quello americano si esaurisce già nei trailer. Fortunatamente per noi il film ruota davvero attorno a Baymax e al suo rapporto con il giovane e avventato Hiro Hamada. Insieme imparano, a piccoli passi e grossi errori, il bene e il male, il giusto e il torto, l’utile e il dilettevole. Uno schema da racconto di formazione un po’ sbrigativo e stucchevole, che si cerca di stemperare con l’umorismo spiazzante di cui la Disney è ancora capace e con momenti iperdrammatici come brutti incubi da cui volersi svegliare il prima possibile.

Azzeccate le scelte del doppiaggio VIP italiano: Flavio Insinna non deve sforzarsi per fare il robot quasi-insensibile e porta a casa il risultato, mentre Virginia Raffaele regala con successo una performance gioiosamente sopra le righe. La scelta di coinvolgere il rapper Moreno, idolo delle nuove generazioni, è comprensibile ma difficilmente tollerabile; per fortuna è limitata ai titoli di coda.

A proposito dei titoli di coda… Niente, fossi in voi me li guarderei fino alla fine. Anche se non ha il relativo logo all’inizio, “Big Hero 6” è comunque un film Marvel.

feast

Il film è preceduto dal cortometraggio animato “Winston” (“Feast” in originale), dell’animatore Patrick Osborne, storia di un cagnolino adorabile che sviluppa un’insaziabile passione per il cibo saporito (pasta, pizza e polpette su tutto); una passione che però non supera l’amore per il proprio svaccato padrone. Ogni commento rovinerebbe il gusto della visione. Ne riparliamo all’uscita dal cinema, da giovedì 18 dicembre.

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