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Biografilm 2010: Charlie Kaufman, dopo due anni ha chiamato lui

Due anni fa il Biografilm Festival dedicò una retrospettiva a Charlie Kaufman, ma non riuscì a ottenere la sua presenza. Ci riprovò l’anno scorso, con tuttavia lo stesso risultato.
È stato allora con un po’ di stupore e immenso piacere che il direttore artistico Andrea Romeo ha accolto l’autocandidatura di Kaufman per l’edizione in corso.
Kaufman, invero, ha assicurato che sarebbe sempre voluto venire a Bologna, e finalmente è riuscito a cogliere questa meravigliosa occasione, grazie alla gentilezza e alla disponibilità di tutti i responsabili del Biografilm.

Romeo è entrato subito nel vivo, chiedendo a Kaufman quanto sia importante per lui il suo rapporto con i personaggi e con le storie di “Synecdoche, New York”.
Sono entrambi molto importanti, ha risposto Kaufman, aggiungendo che ha impiegato due anni per scrivere il film, perché lui tiene principalmente a compiere un lavoro onesto.

Romeo ha continuato. Gli script e i film sono sempre sembrati innovativi e dirompenti, per cui ha chiesto a Kaufman come passi dal soggetto alla sceneggiatura, come si configuri lo sviluppo, e quale sia il suo rapporto con i registi delle sceneggiature che lui non ha diretto di persona.
Il lavoro, per Kaufman, varia a seconda del soggetto. A volte risulta più importante il materiale di partenza, altre volte gli aggiustamenti e le elaborazioni diventano più articolate. Di solito, tuttavia, lui non ha una idea definita, all’inizio, di come si svolgerà la storia, e vuole che la storia stessa lo porti alla sua conclusione.
Ha lavorato con tre registi. Con Gondry e con Jonze ha sempre avuto rapporti forti e stretti, e lunghe discussioni e confronti su eventuali questioni.

Ma quanto interviene Kaufman, o si sente rappresentato, dalla scelta dei volti degli attori per i suoi personaggi?
Di nuovo, con Gondry e con Jonze il casting è stato svolto in collaborazione. Di solito, in ogni caso, lui non lavora con in testa i volti di eventuali attori.

Sono cominciate le domande da parte dei giornalisti del pubblico, con una curiosità un po’ da boutade: perché John Malkovich e non, per esempio, Jeremy Irons? Poi si è articolata una questione più seriosa, e premettendo che scrivere vite è difficilissimo e ancora di più lo è rendere reali vite fittizie, si è notato che Kaufman addirittura le rende reali in contesti incredibili. Come fa, in questo, a essere così coinvolgente e diretto?
Rispondendo alla prima: per Kaufman era divertente che qualcuno volesse essere John Malkovich e non, sempre per esempio, Tom Cruise (!). E poi il nome è buffo e suona bene se ripetuto: Malkovich Malkovich Malkovich è meglio di Walken Walken Walken…
Riguardo la seconda, quando Kaufman cerca di scrivere, parte sempre da una realtà forte, in cui gli elementi surreali possano fare da supporto.

Nei film scritti da Kaufman ci sono molti piani di lettura, e questi sono a loro volta molto complessi. Si è chiesto allora se nella sua testa appaia invece tutto con chiarezza, se le interazioni tra i mondi siano comprese in una visione globale.
Kaufman ha cominciato con il dire che è interessato a molti elementi che portino a una certa densità della storia. A lui piace molto vedere una seconda volta un film e trovarci cose nuove, anche perché ciò fa assomigliare il film a una vita, con scoperte che si realizzano in un secondo momento, a un secondo sguardo.
Visto che per lui la vita è piuttosto complessa e confusa, cerca di rendere questa sensazione in un film. Allo stesso tempo, gli piace molto, come una specie di test psicologico, dare alle persone la possibilità di interpretare il film a seconda di quanto questo sia vicino a loro; e la vicinanza, per una stessa persona, può mutare in momenti diversi della vita.[PAGEBREAK]

Quanto è stato rischioso, in “Il Ladro Di Orchidee”, mettersi al centro della narrazione, e quanto c’è di realmente autobiografico?
È stato rischioso a livello professionale, ma doveva consegnare la sceneggiatura e quello è stato l’unico modo per venirne a capo. A quell’epoca era stato prodotto solo uno dei suoi film, per cui quella scelta sarebbe potuta sembrare arrogante, ma lui voleva semplicemente “usarsi come personaggio”.
Dal punto di vista degli elementi autobiografici, questi ci sono, gli avvenimenti che capitano al personaggio furono vissuti anche da lui, ma ovviamente non in maniera così specifica: doveva essere un personaggio, non doveva essere lui.

Jonze e Gondry, nelle loro particolarità e visionarietà, si adattano alle sceneggiature di Kaufman, come registi. Lui sapeva dall’inizio chi avrebbe diretto i film che stava scrivendo?
Quando scrisse “Essere John Malkovich”, la sua prima sceneggiatura, non sapeva neanche chi fosse, Jonze, e fu lui che lo scelse. Poi Kaufman vide tutti i suoi altri lavori e gli piacque, per cui fu d’accordo nell’affidargli la sceneggiatura. Quindi fu Jonze stesso a presentargli Gondry.

Una notizia recente ha riportato la revisione da parte di Kaufman della sceneggiatura di “Kung Fu Panda 2″. Quanto ci sarà di suo?
Kaufman ci ha lavorato solo per due settimane, mentre il film è un progetto in corso da circa tre anni, per cui non può considerarlo suo.
Ma che cosa ha fatto in quelle due settimane, per essere precisi?
Ha cambiato l’intero film (sorride).

Con quale regista pensa di avere affinità, con chi gli piacerebbe lavorare o in funzione di chi penserebbe di scrivere un film?
Per ora nessun regista lo ha contattato, e lui non ha pensato ad alcuno. In genere, le persone che stima scrivono per conto loro; tuttavia, non nasconde che gli piacerebbe lavorare con Lynch.

A chi ha voluto sapere se ora stesse scrivendo qualcosa, Kaufman ha ammesso di avere appena finito una sceneggiatura, ma ha specificato di non potere aggiungere altro perché è da poco entrato in contatto con eventuali interessati.
Per quanto riguarda la curiosità sul suo metodo di scrittura, e se sia stato difficile trovarlo, Kaufman ha dichiarato di non sentirsi mai sicuro, e di non possedere pertanto un vero metodo. Tuttavia, con il tempo ha imparato a fare i conti con i momenti in cui subisce un vuoto di idee: ora pensa che sia un passaggio positivo, e non si costringe a sforzarsi. A lui, in ogni caso, piace mettersi in situazioni difficili, da cui sembra impossibile uscire: ci si ritrova effettivamente bloccato e cerca una soluzione.

L’ultima domanda riguarda l’esistenza di una biografia interessante che lo affascini e che pensa che un giorno possa diventare un suo film.
Kaufman ci ha pensato un po’ su. A volte, ha poi risposto, gli vengono in mente idee che poi gli sfuggono; per esempio, gli sarebbe piaciuto fare un film su Jackson Pollock, ma poi il pensiero è svanito per un po’ e in seguito ha scoperto che un ottimo film era già stato realizzato.

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