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Biografilm 2010: Per dire proiezione, dico DVD

Si svolge nella Biblioteca Renzo Renzi l’11 giugno uno degli eventi più attesi e più sorprendenti del Biografilm Festival di Bologna: un altro incontro con il nume tutelare dell’edizione 2010 del festival, Charlie Kaufman, lo sceneggiatore (ora regista) di questo, questo e quest’altro.

Le premesse: l’evento s’intitola “Sineddoche, Biografilm”. 78 posti disponibili, a ognuno viene chiesto di portare il proprio laptop e degli auricolari. Non viene detto altro. 78 buste personalizzate vengono consegnate ai partecipanti. Le sfumature che assume l’incontro sono quelle di un inquietante gioco a premi o reality show. A ciascuno viene anche consegnata una paletta con la fotografia del volto di Kaufman: chiunque abbia visto, nella propria vita, una locandina, ne capisce subito l’utilizzo.

Andrea Romeo, direttore artistico del Festival, viene a fare il punto della situazione: oltre allo scherzone a Kaufman (mettersi la paletta al posto della faccia), noi 78 cavie prenderemo parte ad un piccolo colpo di stato, legalissimo e ben macchinato, che coinvolge la visione dell’ultimo film di Kaufman, il suo primo da regista: “Synecdoche, New York”.
Il film non può essere proiettato in una sala cinematografica italiana a causa di problemi produttivi e distributivi? Ebbene, reagiamo di conseguenza. Significa che dobbiamo scaricarlo o che avremmo dovuto essere a Cannes nel 2008 per vederlo? No davvero. In ogni busta c’è un DVD originale del film: la visione collettiva dello stesso film sul proprio computer non si può negare a nessuno. È, anche questa, una sineddoche. Andrea Romeo ti vogliamo bene, sei un genio del male.

Kaufman fa la sua comparsa nella biblioteca. Sebbene abbia l’aspetto di un leprecano malefico, tutti i presenti sono emozionatissimi. Mai quanto lui, che desidererebbe essere in qualunque altro posto in cui non dovesse praticare il suo autismo sociale. Charlie Kaufman, una delle menti brillanti della sua generazione, autistico sociale. Come biasimarlo?
Al momento-sorpresa delle palette, si dice imbarazzato nel vedersi sulle facce di tutte quelle persone. Il dibattito con il pubblico è breve ma chiarisce ancora una volta la poetica dell’autore. Che consigli dare a una sceneggiatrice esordiente? Kaufman dice di scrivere di ciò che gli interessa, perciò è impossibile dare consigli per intraprendere il mestiere di sceneggiatore, l’importante è non snaturarsi e trattare generi, argomenti, che stiano a cuore veramente. Quali sono state le influenze del giovane Kaufman? Innanzitutto, avrebbe voluto fare l’attore (rumori in sala); poi, per varie ragioni, ha cambiato idea. Ma in primo luogo ha avuto un suo impatto la commedia: i fratelli Marx, i Monty Python, tutti i film di Woody Allen risalenti al periodo della sua crescita. Quanto ai film ne cita due: “Quel Pomeriggio Di Un Giorno Da Cani” di Lumet e “Un Uomo Da Marciapiede” di Schlesinger.
Qual è l’importanza del titolo all’interno delle sceneggiature, ed è a conoscenza dell’ignominia compiuta su un titolo come “Eternal Sunshine Of The Spotless Mind”, trasformato in “Se Mi Lasci Ti Cancello”? L’importanza dei titoli è fondamentale, e il titolo è la ricompensa che Kaufman si auto-offre non appena ha completato la prima bozza di sceneggiatura. “Se Mi Lasci Ti Cancello” è un titolo orribile, e sia Kaufman che l’intera produzione avevano cercato di impedire che accadesse, ma l’Italia, come spesso accade anche in altri Paesi, aveva risposto «non sai come funziona il mercato cinematografico qui da noi», che probabilmente è un modo cortese di dire PUPPA.
Inoltre, il metodo di lavoro di Kaufman non segue una “scaletta” precisa: se a un certo punto della stesura, si rende conto che un’idea che aveva solo abbozzato inizia a prevalere, Kaufman torna indietro e modifica il suo lavoro in virtù di quest’idea.

Quindi, è l’ora del film. Si cerca di farlo partire, su istruzioni dirette del regista, tutti e 78 allo stesso istante, ma uno dei fattori sorprendenti di questa visione individuale collettiva è scoprire la reazione, ritardata di qualche secondo, che il vicino di posto ha di fronte a certe scene.
Il film – ma avremo occasione di riparlarne – è un articolatissimo monumento che Kaufman costruisce e, in un certo senso, si costruisce. Il cast è straordinario, la visualità impeccabile. Alla fine della proiezione, si spengono i computer e si esce dalla biblioteca in religioso silenzio.

Ieri sera, sulla Firenze-Bologna c’erano gli alieni. Davvero. C’erano delle luci in cielo (NON semplici velivoli) che si muovevano disarmonicamente. A quanto pare sono tornati a prenderlo.

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