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Biografilm 2010: Un paio di persone competenti

Se la comicità avesse gli effetti devastanti del napalm, l’11 giugno il Biografilm Festival sarebbe diventato Saigon.
La giornata, organizzata in onore di Peter Sellers, prevede la proiezione del documentario “The Unknown Peter Sellers” di John Scheinfield e David Leaf, alla presenza dello stesso Scheinfield e di Michael Palin: per capirci, quello dei Monty Python che veniva chiamato the nice one. Come contraddirli.
Palin, intervistato anche all’interno di “The Unknown Peter Sellers”, è presente per omaggiare la comicità di Sellers, e per parlare della sua influenza sulla formazione dei sei Python.

Il documentario offre 50 minuti di chicche inedite direttamente estratte dagli archivi privati di Sellers, insieme a una ricostruzione piuttosto fedele dei primi anni, quelli della radio e dell’indimenticabile Goon Show, quelli dei primi film.
Soprattutto, la ricostruzione più acuta messa in atto dal film riguarda lo sviluppo delle abilità recitative di Sellers: se, nato per la radio, l’attore si basava innanzitutto sulla voce e le imitazioni, si osserva come la sua evoluzione nel cinema preveda un periodo di comicità quasi slapstick, per poi giungere a una sintesi di voce e fisicità basata sui tic e su una trasformazione completa, diversa per ogni personaggio, con una presenza scenica ogni volta rinnovata e più incisiva.

Al termine del documentario, vengono presentati in anteprima assoluta tre spot girati da Sellers per la compagnia aerea TWA, e un gioiello ritrovato: “The Super Secret Service”, un film del 1953 scritto da Spike Milligan (del Goon Show), dove vengono presi di mira i servizi segreti britannici.
Una concatenazione di gag a partire dai titoli di testa (un cast notevole alla voce «Attori che non appaiono in questo film») culmina nell’impeccabile imitazione di Groucho Marx da parte di Sellers, e in un numero musicale da vaudeville, con un quartetto in bombetta che suona “The Teddy Bear Picnic”.

Sull’aprirsi del dibattito, Michael Palin ci dimostra che lui sarà anche solo 1/6 dei Monty Python, ma il suo talento comico non ne viene limitato.
È, ormai, un sessantasettenne che è stato, per dirne un paio, sull’Himalaya, al Polo Sud, in Mali e in Michigan. Ma è sempre in primo luogo un Python, e ci dona una serie di uscite sagaci, oltre a una meravigliosa scenetta improvvisata in cui offre il suo microfono al cartonato in bianco e nero di Stefania Sandrelli.

Le domande cercano di seguire le tracce di un’influenza del Goon Show sui Monty Python: che impatto ebbe? «Si trattava del mio primo approccio con la commedia», risponde Palin, «e il fatto che si trattasse di una comicità surreale, spesso sciocca, lo rendeva una cosa nostra, impossibile da capire per i nostri genitori. Una sera mio padre entrò nella stanza, sentì le loro voci buffe, e mi chiese se la radio si fosse di nuovo rotta».
Quindi, ci si rivolge a Scheinfield: qualche anno fa uscì un film di finzione piuttosto controverso, “The Life And Death of Peter Sellers” (2004) di Stephen Hopkins, che in un certo senso riprende il “lato oscuro” della vita privata di Sellers, quello cui il documentario accenna soltanto. Scheinfield premette che “Life And Death” è un lavoro tratto a sua volta da un libro, e molto di ciò che contiene non è reale. Detto questo, se è un cliché la convinzione che dentro a ogni clown ci sia un’enorme tristezza, si tratta di un cliché particolarmente vero per Sellers, la cui vita fu tutt’altro che felice. Comunque, continua Scheinfield ispirandosi a una conversazione avuta con Palin nel pomeriggio, bisognerebbe sempre tenere in considerazione, prima di tutto, ciò che un artista produce, non la sua biografia.

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Ma che influenza ha avuto il tipo di recitazione di Sellers sui Python? Risponde Palin che l’umanità con cui Sellers rendeva credibili i suoi personaggi è ciò che tutti hanno sempre cercato di imitare. Ma quello di Sellers non era un semplice indossare dei costumi: si trasformava nella persona che imitava.
E qui interviene Scheinfield, con un aneddoto raccontatogli da Richard Lester, il celebre regista dei Beatles (e di una serie di show televisivi cui prese parte Sellers): «Una volta Peter stava andando negli Stati Uniti, allora Lester gli chiese di portare un regalo a sua madre, la quale così avrebbe approfittato dell’occasione per conoscerlo. Pochi giorni dopo Lester ricevette una telefonata della madre, che si disse contenta dell’incontro ma molto preoccupata per il figlio. Allora Lester le chiese cosa le avesse riferito Peter. Le aveva detto che abusava di alcol, droghe, e aveva abitudini piuttosto libere con le donne. Non era vero, perciò Lester negò tutto. Lei continuò a dirsi molto preoccupata. Solo dopo dieci minuti Lester si rese conto che, per tutto quel tempo, non aveva parlato con sua madre. Sellers l’aveva non era stato con lei per più di un’ora, ma era già in grado di imitarla alla perfezione».

Sia la comicità dei Python che quella di Sellers erano molto più surreali del tipo di comicità che si può trovare al giorno d’oggi: da cosa nascevano? Palin risponde secondo la propria esperienza: al tempo si era molto meno soggetti al sovraccarico di informazione. A detenere le informazioni erano élite ristrette. È in questo senso che ci si poteva permettere uscite naïf come quelle di “The Super Secret Service”: gran parte della popolazione non aveva nemmeno idea di come fosse strutturato un Servizio Segreto. Adesso siamo molto più cinici sotto quel punto di vista, e si tende a un estremo realismo. Quanto alle animazioni, erano in effetti l’aspetto veramente innovativo dei Python e servivano a collegare gli sketch in una sorta di flusso di coscienza.
Nei Python, qual era il ruolo di ognuna delle sei menti? «John Cleese interpretava quello alto che urlava, perché in effetti era così nella realtà. Palin interpretava quello basso che faceva arrabbiare quello alto che urlava. Terry Jones interpretava sua madre. Eric Idle interpretava personaggi sfacciati e irritanti. Graham Chapman interpretava tutti gli altri».

Dopo più di tre ore insieme, è il momento di salutarsi. C’è il secondo tempo della partita, e Palin non si perderebbe per nulla al mondo «l’Inghilterra che perde contro gli Stati Uniti».

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