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    Biohazard

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Quando l’integrità d’acciaio non basta

It’s All About Violence, gradevole incipit per introdurvi al mondo dei Biohazard. Dicasi Biohazard quell’entità di furiosi quanto inossidabili ammassi di muscoli e rabbia. Dicasi “Kill Or Be Killed” una raccolta di canzoni che fanno rima con “World On Fire”, “Beaten Senseless” e via di questo tono. Oggi più che mai, l’istinto ferale del gruppo si è riflesso sulla musica, l’ha modulata, storpiata, distorta, resa quella creatura rabbiosa che in effetti è sempre stata. Semplice a dirsi; e anche a farsi in questo caso. Perché, pur se è vero che la musica dei nostri non ha mai brillato per particolari innovazioni e brillanti voli pindarici, bisogna anche riconoscere loro che la reiterazione – quasi – costante dei medesimi schemi compositivi ha sempre dato frutti succosi e particolarmente graditi al pubblico più (meno?) intransigente.
Dicevamo della musica: scomodiamo una sorta di (rap) growl, quanto le scorie “doom” di gruppi come i Carnivore o primi Life Of Agony, epigoni dell’evoluzione-involuzione dell’HC in senso sabbathico. Però rimangono solo un pugno di canzoni decisamente mediocri e piuttosto di maniera. Senza contare la (poca) rilevanza dell’impianto lirico del gruppo. Un peccato, constatando che comunque il gruppo si è sempre dimostrato in forma sui palchi di tutto il mondo; un peccato anche considerando la malgestita e forzata eterogeneità del precedente “Uncivilization”.
È anche vero che i Biohazard non devono spiegazioni a nessuno, un po’ come i Motorhead, per intenderci. Solito insieme di outsider che hanno precorso i tempi e raccolto poco. Sia come sia, hanno il nostro supporto. D’altronde, si sa, i Biohazard spaccano il culo e a noi basta.

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