Home > Recensioni > Birds Of Prey: The Hell Preacher
  • Birds Of Prey: The Hell Preacher

    Birds Of Prey

    Loudvision:
    Lettori:

Correlati

Supergruppo music for supergruppo people

Tra la pletora di seguaci del verbo-Mastodon nati negli ultimi anni, i Birds Of Prey sono quelli potenzialmente più pericolosi. Sono infatti (anche) un supergruppo, il che non sempre è sinonimo di qualità e ispirazione.

Il primo disco della band era comunque un’interessante declinazione southern del suono del nuovo metallo americano; con “The Hell Preacher”, invece, il gruppo si va a impantanare nella palude dello zozzume a tutti i costi, imbastardendo ancora di più la propria musica con inserti death metal e pestatone thrash old style.

Nulla di male in assoluto, il problema è che i Birds Of Prey lo fanno con molta buona volontà ma poco talento. Il disco si muove sui binari dell’ultraviolenza, a volte spaccando tutto, altre trascinandosi stancamente, anche per via dei suoni poco azzeccati – in particolare la batteria di Dave Witte suona troppo legnosa e finta per dare il giusto groove ai pezzi.

Intendiamoci, non stiamo dicendo che “The Hell Preacher” sia da buttare: i pezzi sono ben costruiti e tutto sommato l’ascolto è piacevole e intrattiene a sufficienza. Il problema è che lo fa per una due, massimo tre ripetizioni, dopodiché inizia a stancare. Un disco usa-e-getta insomma, come sembra essere abitudine ultimamente in casa Relapse. Peccato.

Metal music for metal fans, dicono loro. Vero, diciamo noi, ma allora perché “The Hell Preacher” suona così dannatamente forzato e costruito? Revival slayeriano, estremismi death metal, lo sludge d’una volta e l’onda lunga dell’esplosione dei Mastodon sono begli spunti su cui costruire un disco – ma potendo scegliere allora preferiamo tornare ai Lair Of The Minotaur, più genuinamente ignoranti e meno sofferenti della sindrome da supergruppo.

Pro

Contro

Scroll To Top