Home > Interviste > Birdy: Prime piume

Birdy: Prime piume

Insomma, non è da tutti, a diciassette anni, trovarsi nel centro del mondo musicale europeo, con già due dischi all’attivo e un gran bel successo in tutta Europa. Per arrivare a questo punto potremmo dire che si possono seguire tre strade: avere del gran talento, la testa per gestirlo e la fortuna di poterlo far notare (vedi la buona Lorde), o venire dall’aia di mamma Disney (e non continuiamo coi commenti), o essere lanciati da un qualche talent show. Quest’ultima strada, per quanto possa sembrare semplice, nasconde però molte difficoltà e ostacoli. Si rischia di essere una meteora, di sparire presto. È questo il destino che aspetta Birdy (all’anagrafe Jasmine van den Bogaerde), cantante inglese diciassettenne, che nel 2008 ha vinto il talent “The Voice” e che ora ha pubblicato il suo secondo album, il primo di inediti? Chi lo sa, tempo al tempo. Intanto noi l’abbiamo incontrata a Milano per una breve round table, in occasione dell’uscita di “Fire Within”, dove abbiamo avuto modo di conoscerla e scoprirla per l’adolescente ancora un po’ a disagio in questo mondo. Il volo di questo uccellino è ancora un po’ insicuro.

 

Quali sono le principali differenze tra “Fire Within”, il tuo nuovo album e il precedente?

Beh il primo album era un album di cover, mentre in questo sono tutti pezzi originali che ho scritto negli ultimi due anni. Riguardano le esperienze che ho avuto in questi ultimi anni, l’essere lontana da casa e il mio rapporto con la musica.

Com’è stato scrivere canzoni tue? C’è qualcosa di diverso quando canti queste canzoni?

Per me è stata una nuova esperienza, le ho sentite molto più vicine a me. Vi ho messo pensieri e sensazioni mie, e cantarle dal vivo è veramente meraviglioso. È una cosa che volevo fare da tanto tempo.

Quanto è stato importante il tuo primo album nel darti la fiducia in te stessa per fare poi questo nuovo album?

Credo sia stato un ottimo modo per entrare nell’ambiente in maniera graduale, tipo abituarmi agli studi di registrazione, lavorare con musicisti e avere il tempo per adeguarmi a questa situazione mentre io andavo ancora a scuola.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere le canzoni, e in quanto tempo avete registrato l’album?

Ho cominciato a scrivere ancora prima di pubblicare il primo album, e ci sono canzoni su cui ho lavorato a lungo. Ho scritto pure mentre ero in tour, e alcune canzoni le ho finite direttamente in studio. Le registrazioni non sono durate poi così a lungo. Siamo andati in America, dove ha avuto luogo parte della produzione, e poi ho registrato anche a Londra. Più o meno due settimane, diciamo.

Come organizzi la tua attività musicale con la tua vita normale e soprattutto quella scolastica?

Ho cominciato a registrare il primo album mentre andavo ancora a scuola, sfruttando i fine settimana e le vacanze, facendo i miei compiti in treno o durante i viaggi. Per ora ho deciso di ritardare il college per concentrarmi sulla mia musica. Improvvisamente c’è un sacco di lavoro in più e pensare ad una nuova scuola sarà il prossimo passo.

Qual è il tuo ricordo più bello del lavorare in studio?

Direi che è quando ero a Londra e lavoravo con questi musicisti fantastici, far parte della loro vita, suonare con loro e cogliere quella sensazione di far parte di un gruppo.

Sei giovanissima, hai solo diciassette anni. Cosa ti manca di più della vita di una normale adolescente?

Mi manca la vita coi i miei compagni di scuola, stare con i miei amici tutto il giorno, andare alle feste…

Come ti senti riguardo la tua nuova popolarità, il successo che hai avuto e stai avendo? Senti della pressione?

Mi ci sono dovuta adattare veramente in fretta, non ho avuto molte alternative. Però allo stesso tempo è stato un processo abbastanza graduale, quindi ho avuto tempo per lavorarci su. E poi mi sto divertendo un sacco a stare con la band, viaggiare…
Riguardo alla pressione, io personalmente non ne sento molta. Sono più emozionata, entusiasta per il fatto di lavorare su canzoni mie, e questo mi spaventa anche un po’, in realtà. Però fino ad ora ho avuto buone reazioni, quindi sono positiva.

Hai cantato al Festival di Sanremo lo scorso febbraio. Com’è stata quest’esperienza? Che rapporto hai con l’Italia?

Quella è stata la mia prima volta in Italia, e ho notato soprattutto come sia diverso il pubblico, che è molto gentile. E anche l’atmosfera, che era veramente meravigliosa, c’era molta attenzione e concentrazione.

Tu hai cantato con i Native Roses, la band di tuo fratello. Com’è stata quell’esperienza?

Ci cantavo quando avevo quattordici anni, e lui ne è il batterista. È stata un’esperienza molto divertente cantare con loro, andare in giro nei pub quando in realtà non avrei potuto neppure entrarci, e infatti dopo l’esibizione dovevo aspettare fuori. Però è stato fantastico, erano le mie prime volte su un palco.

Qual è stato il consiglio musicale più importante che ti han dato? Che consiglio daresti tu a chi si vorrebbe entrare nel mondo della musica?

Credo che gli insegnamenti più importanti mi siano stati dati dal semplice stare assieme con la band, da cui ho imparato a non temere di prendere decisioni e avere fiducia in sé stessi e nelle proprie idee. A chi vuole fare musica direi che è importantissimo credere nelle proprie idee, nel proprio modo di scrivere e in ciò che uno prova.

 

L’incontro si è concluso poi un po’ in calante, senza che ci fosse stato alcun momento particolarmente rilevante. Birdy ha risposto alle nostre domande timidamente e con voce leggera, a tratti flebile, per poi salutarci con un sorriso appena accennato, quasi incerto. E mentre andava via mi è sembrata terribilmente giovane.

Scroll To Top