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Birø: Se questo è “l’incipit”, so che mi guarderò indietro e ne sarò orgoglioso [INTERVISTA]

 Birø è un nuovo progetto sulla scena elettronica italiana. Classe 1990, originario di Varese definisce il suo  progetto un tentativo di unire la tradizione di cantautorato italiano con la musica elettronica contemporanea. Una scelta tanto azzardata quanto, sorprendemente, fresca e riuscita.
L’EP di esordio di  Birø, Incipit è uscito lo scorso 31 marzo [leggi la nostra recensione], ed è la prima produzione originale di RC Waves.
Piùttosto di cantare, Birø racconta. Le storie semplici, personali, legate tra di loro, le storie che succedono, più che altro, nella testa di un giovane uomo, le sue paure, i dialoghi interiori.

Lo definiamo così nell’intro (o Incipit per l’appunto) della recensione dell’esordio di questo giovane talento nostrano, e dato che dal primo ascolto ci ha incuriosito, perché non assecondare questa nostra curiosità scambiando quattro chiacchiere con lui?

Ciao Birø, cantautorato ed elettronica, un duo finora quasi inconciliabile. Come mai questa scelta così desueta?

Beh la risposta ti può sembrare più banale di quanto possa pensare, semplicemente perché mi piacciono entrambi i generi, mi piace il beat forte dell’elettronica e il messaggio diretto ed immediato del cantautorato, e ci ho provato a fare miei entrambi i generi.

copertinaincipit“Incipit”, un EP che è l’introduzione alla tua carriera?

Per ora è solo l’incipit di un progetto, l’inizio di una storia, mi piace volare basso, è chiaro che poi chi vuole fare il cantante – e ci prova esordendo – si augura che ogni cosa sia preludio del futuro, però per ora preferisco rimanere coi piedi per terra e fermarmi all’Incipit dei cinque brani.

Cinque brani, appunto, che riassumono tutti gli stati d’animo di un ragazzo in una serata?

L’idea della storia, cioè di riunire tutto in una cronologia è stata casuale, diciamo che fra tutti i temi l’incastro è stato studiato dopo. Prendi “Lupi” e “Come nei film”, sono consecutive, sonoramente molto diverse ma i testi sembrano susseguirsi secondo un filo logico.

Quindi tu mi stai dicendo che prima hai scritto i cinque brani e poi li hai ordinati?

In realtà ce n’erano anche altri (ndr:ride)

Scoop per LoudVision: qualcos’altro bolle in pentola se hai già altri brani pronti che sono rimasti fuori da questa raccolta?

Ti ripeto che mi piace volare basso ma che “da grande voglio fare il cantante”, quindi direi di sì, che questo scoop ve lo posso regalare. Chiaramente vediamo prima il riscontro di questo primo lavoro e agiamo di conseguenza.

“Ansia” i giovani – le droghe e la drogafobia. Quanto si è inquinata la nostra generazione secondo te?

Ansia non parla solo di droga, parla di esagerare in una serata, con l’alcol, con le droghe, è la storia di un ragazzo che sente che sta esagerando e la cosa lo spaventa. In generale, penso che la differenza fra la nostra generazione e le altre è che si frammenta molto: c’è chi ama i videogiochi, c’è chi si fa le serate e si sballa, c’è chi ama le serie TV e occupa così i suoi spazi liberi. Non si può sapere se è un fenomeno diffuso o no, è un fenomeno sicuramente, ma va contestualizzato.

“Inverno” descrive una società di disillusi. Ritorna impellente il mood dell’insoddisfazione della nostra generazione?

Si beh “Inverno” è una canzone molto intima ma descrive comunque la realtà globale. Un singolo che cerca l’amore, la vita e che si sente quasi abbandonato a se stesso.
Il concetto della disillusione esiste in “Inverno” ma esiste anche la rabbia, soprattutto nella frase “si sta come le troie”, è una realtà in cui ogni cosa che si studia non viene ripagata. E il risvolto emotivo di chi ci vive in questa realtà.

Quanto “il tuo disordine” ha influito nella scelta di “fare il cantante”?

Tanto, il mio disordine è qualcosa con cui sono nato. Ho sempre amato la musica, scrivere è stato il mio rimettere ordine.

Come ti vedi fra dieci anni?

Soddisfatto di me stesso. Se questo è “l’incipit”, so che mi guarderò indietro e ne sarò orgoglioso.

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