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Black and not that black

Finalmente questo Darkest Tour, da molto atteso, tocca anche l’Italia con la sua proposta musicale alquanto fuori dal comune: unire in una stessa sera gruppi come Gorgoroth e Cradle Of Filth è infatti risultata per molti una scelta azzardata, per altri addirittura oltraggiosa. L’odio dei puristi del black verso Dani Filth e compagnia non è un segreto, così come molti seguaci di quest’ultimo non sopportano estremismi musicali come quelli dei Gorgoroth. Ben vengano poi le eccezioni.
Tutto questo comunque non ha minato per nulla l’affluenza del pubblico al concerto, contando che appena arrivati in loco la fila era già lunghissima e le persone tutte molto esaltate. Non dimentichiamo poi la fetta di pubblico che arrivava appositamente per Moonspell o Septic Flesh.

Il vero azzardo della serata da parte degli organizzatori non è ad ogni modo stato quello di unire i sopracitati gruppi, quanto quello di far esibire insieme agli altri gli Asrai, band olandese prevalentemente femminile dedita ad un intruglio di gothic metal, metalcore e chissà cos’altro.
L’affinità musicale della band con il resto della serata era tendente allo zero, a partire dagli stacchi elettronici del gruppo fino ad arrivare alla giunonica cantante fasciata dal pvc. Nonostante questo, buona parte del pubblico ha gradito l’esibizione, forse per l’orecchiabilità delle canzoni delle signorine, o forse per la imponente voce della cantante. Molti altri hanno però tirato un sospiro di sollievo quando dopo poco meno di mezz’ora il gruppo ha lasciato il palco.

A seguire i Septic Flesh, direttamente dalla Grecia, con il loro genere difficilmente inquadrabile. Esibizione pressocché impeccabile, che è riuscita a riscaldare il pubblico ancora abbastanza immobile, grazie soprattutto alla capacità innata da parte del cantante di tenere il palco. Unica pecca è probabilmente stata quella di avere le parti di tastiera campionate: un/a tastierista sul palco sarebbe stato di sicuro più apprezzabile, ma come si suol dire, di necessità virtù. Anche per quel che riguarda i suoni si è avvertita qualche pecca, a volte la batteria era troppo alta e tendeva a coprire gli strumenti. Il tempo a disposizione sfortunatamente era poco e proprio quando l’atmosfera cominciava a farsi più calda, la band ha annunciato l’ultima canzone per lasciare il posto ai molto attesi portoghesi.

I Moonspell, gruppo storico capitanato dal poliedrico Fernando Ribeiro, che ha dominato il palco talmente bene (parlando anche un po’ di italiano) da mettere un po’ in ombra gli altri musicisti, sono stati tra i migliori della serata. La sua voce, perfetta sia in pulito che non, è riuscita a catturare l’attenzione anche di coloro che non erano lì per loro. I suoni, fortunatamente, sono migliorati e hanno permesso a tutti di godere delle esecuzioni impeccabili che hanno toccato bene o male tutta la discografia; bellissimi gli interventi di un pubblico estasiato sia con “Alma Mater” che con “Vampiria”, continuando poi con la classica “Fullmoon Madness”. Anche in questo caso il tempo a disposizione era sfavorevole, ma i nostri sono riusciti a farsi sicuramente ricordare da tutti. Al termine dello show inoltre il frontman Fernando è uscito dal backstage rendendosi disponibile per foto e autografi ai fan, gesto sempre appezzato!
[PAGEBREAK] È stata quindi la volta dei Gorgoroth, che hanno incuriosito e stupito già a partire dalla scenografia: quattro croci di legno sulle quali sono saliti (e sono rimasti per tutto il concerto, immobili!) due uomini e due donne completamente nudi. Molto pacchiano ma certamente d’effetto. L’entrata dei componenti sul palco ha poi fatto scendere un gelo palpabile che ha smorzato qualsiasi atmosfera goliardica; non una parola al pubblico, non un saluto, si sono limitati a suonare – molto bene – quel che dovevano e “intimidire” il pubblico con qualche posa studiata. Unico elemento un po’ dinamico è stato King Ov Hell, che si è concesso qualche headbang non troppo appariscente. Nonostante ciò (o forse per questo?) il concerto è stato molto coinvolgente e molto, molto particolare, senza scadere nei soliti cliché caproni-fiamme-eccetera.
La reputazione di Ghaal non è comunque apparsa scalfita dalle ultime notizie riguardanti la sua sfera privata, calcolando che la sua aria di superiorità è rimasta invariata fino alla fine… che poi sia solo recitazione è probabile.

Dopo l’abbandono del palco da parte dei norvegesi sono stati quasi tutti in trepida attesa degli headliner Cradle Of Filth, che non si sono fatti attendere per molto. Dani Filth si è dedicato un ingresso trionfale, su diversi centimetri di zeppone, tra gli urletti di tante ragazzine che lo acclamavano a gran voce. La setlist ha regalato quasi subito una chicca come “Dusk And Her Embrace” ed è proseguita con una scaletta piuttosto soddisfacente. Una volta tanto la voce di Dani non ha subito clamorosi cali e gli ha concesso un’ottima performance vocale; peccato invece per la parte strumentale che, vuoi per i suoni accavallati, vuoi per i musicisti che ogni tanto perdevano il filo, non è stata completamente degna di un gruppo headliner.
La scenografia, invece, anche in questo caso è stata molto studiata e teatrale, con tanto di soppalco rialzato e diverse sorprese nel corso del concerto, tra le quali un gigantesco mostro di svariati metri manovrato da un uomo e un bagno di scintille per Dani. Il pubblico era veramente in estasi e si sono viste scene incredibili: dal pianto ai reggiseni che volavano sul palco… questo per capire che macchinario incredibile siano i Cradle Of Filth: possono piacere o non piacere musicalmente, ma lo spettacolo teatrale che riescono a ricreare sul palco risulta catalizzante per l’attenzione di – quasi – tutti i presenti. Ovviamente non sempre questo basta per essere grandi.

In conclusione la serata è stata ottima e ben organizzata: i cambi di palco sono stati velocissimi e tutti i gruppi hanno offerto una buona performance, ravvivando di volta in volta la serata. Alcuni artisti si sono resi disponibili al pubblico e fortunatamente non sono volati cori canzonatori o scherzi di cattivo gusto come si temeva. Un festival assolutamente da ripetere.

Septic Flesh
Unbeliever
Communion
Lovecraft’s Death
Anubis
We The Gods
Persepolis

Moonspell
Blood Tells
Finisterra
Fullmoon Madness
In Memoriam
Night Eternal
Opium
Vampiria
Alma Mater
Ruin And Misery

Gorgoroth (come segnata sul palco, ma non sono state suonate tutte)
Bergtrollets Hevn
Incipit Satan
Profetens Apenbaring
Procreating Satan
Forces Of Satan Storms
Carving A Giant
Sign Of An Open Eye
Wound Upon Wound
God Seed (twilight of the idols)
Of Ice And Movement
Prosperity And Beauty
Unchain My Heart

Cradle Of Filth
In Grandeur And Frankincense Devilment Stirs
Shat Out Of Hell
Dusk And Her Embrace
Gilded Cunt
The 13th Caesar
Nocturnal Supremacy
The Twisted Nails Of Faith
The Principle Of Evil Made Flesh
Honey And Sulphur
Under Huntress Moon
Cthulhu Dawn

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