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  • Black Dice: Mr. Impossible

    Black Dice

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Condannati al loop

Un disco che parte con il riff di “Lucifer Sam” dei Pink Floyd, ripetuto a dismisura per quasi cinque minuti mentre una tempesta di wah wah ed effetti alienanti si abbatte sul suolo piastrellato dai sintetizzatori, non è proprio un disco di quelli che si sentono ovunque.

I Black Dice, infatti, non tengono particolarmente ad essere ascoltati né elogiati dal globo intero: gli è sufficiente poter dire “Sì, siamo arrivati al sesto album e ne siamo fieri. Per noi, più che altro”.

Il Signor Impossibile non è solo palestrato fuori, bensì pure colto dentro; fa tanto lo spaccone con le nocche insanguinate di loop sparati a manetta, ma sotto sotto riserva ai Kraftwerk un omaggio in “Shithouse Drifter”.
Grandi modulazioni e sperimentazione dappertutto.

Noi vi abbiamo avvertito: Black Dice vuol dire difficile, della serie che difficile può diventare anche disgusto e vomito brutto, perché no.
Tuttavia, bisogna ammettere che questo è l’LP meno pretenzioso e maggiormente “mainstream” – se ci passate il termine, che in siffatto caso in effetti non c’entra una beata fava.
Male per le eccessive ripetizioni, però.

Pro

Contro

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