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Black metal: Attenzione, area contaminata

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Il panorama black non è circoscritto a iconografie nordiche, esoteriche e decadenti. I blackster meno schizzinosi possono sbizzarrirsi e sguazzare tra le varie contaminazioni che di giorno in giorno si creano tra questo genere e diversi altri.

Un esempio di questa tendenza sono gli americani Abigail Williams con il democratico “In The Shadow Of A Thousand Suns”: si lasci passare il termine, visto che all’interno del loro debutto non manca assolutamente nessuna sfumatura del metal estremo e non.
A modi scioglilingua lo si potrebbe definire come un: melodic-swedish-black-death-core metal, e chi più ne ha più ne metta. I puristi sono avvisati: fate attenzione!
Ad un primo ascolto la sensazione di smarrimento è forte, ci sono troppi elementi che si mischiano assieme, un’accozzaglia di suoni, voci e linee vocali, che nei successivi tentativi si rendono piacevoli e a tratti la melodia diviene orecchiabile e catchy. Per i nu blackster sarà una buona scoperta.

Chi, invece, è legato a sound più datati può sollazzarsi con una ventata di Undivine, che da bravi svedesi riprendono la corrente black/death che spopolava una manciata d’anni fa. La band stessa è un po’ “figlia d’arte”, in quanto fondata da componenti degli In Aeternum e altri raccolti da altre band abbastanza conosciute; forse questi personaggi cercavano un hobby della domenica senza troppo impegno, fatto sta che probabilmente le idee buone sono finite a nutrire gli album delle loro band principali, dato che in “Deceitful Calm”, a parte qualche sporadico momento, niente si erge al di là dell’orecchiabile.

In quanto agli ucraini Capitollium, anche in loro la vena death non manca. La più grossa influenza deriva però da gothic, doom e generi più easy-listening, a partire dalla lirica voce di Suor Regina che si erge su costruzioni musicali ricche d’organi e cori simil-liturgici; da qualche parte sbuca anche qualche melodia arabeggiante.
Purtroppo, nonostante l’impegno nel cercare di disegnarsi un profilo musicale, la maggior parte della canzoni di “Bloodfall Of Flesh” è noiosa e veramente poco convincente, senza contare che si manifesta costantemente il misterioso potere di rovinare idee veramente buone nel giro di pochi minuti. Allo stesso modo i Capitollium riescono a rovinare un album decente con una bonus track techno che non ha motivo d’esistere.

Ben vengano le sperimentazioni, ma ogni tanto un controllo qualità non guasterebbe. Di certo non basta mescolare e cuocere a fuoco lento per propinare un album succulento.

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