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    Black Mountain

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C’è chi lo fa bene

Chi l’avrebbe mai detto, che in Canada sapessero ancora fare il rock duro. Qualcuno potrebbe intervenire dicendo: «in Canada ci sono i Nickelback!». Appunto.

Ce lo avevano detto, ad esempio, i Black Mountain. A partire dal loro primo album, omonimo, del 2005. “Wilderness Heart” è il terzo lavoro della band e non ha perso un minimo dell’irruenza, della psichedelia moderata, del farsi strada a gomitate di riff potenti.

Tra ballate acustiche e chitarre baritone prepotentissime, i Black Mountain sono un incontro tra capi di Stato, con gli UFO che stringono la mano all’indie rock.

Le mani di due diversi produttori si sentono chiaramente nella varietà dell’album: c’è Dave Sardy che cura i brani più orecchiabili, c’è Randall Dunn che si occupa della parte più heavy dell’album. Il risultato è comunque coerentissimo, tenuto insieme dalla produzione degli stessi Black Mountain e da testi in costante maturazione: ascoltate “Radiant Hearts” o “The Way To Gone”: ci sono sempre fenomeni atmosferici che si intromettono e smussano un po’ la perfezione dei versi, ma siamo comunque in un’area di eccellenza.

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