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Blackguard: Giovani promesse d’oltreoceano

Freschi del recente “Profogus Mortis”, i canadesi Blackguard si presentano come aggressivi pretendenti per accedere alle alte sfere di un certo metal sbraitato e melodico. È stato opportuno pertanto scambiare due chiacchiere col frontman Paul, che si è rivelato schietto e preciso nel rispondere alle nostre domande. A voi l’intervista!

Ciao. I Blackguard provengono dal Canada francese e stanno cominciando ad essere noti negli Stati Uniti, ma non in Italia. Volete presentare voi e la vostra musica al nostro pubblico?
Sono Paul e sono il cantante. I Blackguard suonano metal dalle influenze black, folk, power e death e non siamo malaccio. La band ha preso il via nel 2001 col nome di Profugus Mortis per iniziativa di Juice (batteria) e Terry (chitarra). Da allora ci sono stati alcuni cambi di line-up e io sono arrivato nel 2004 insieme al bassista Etienne. Nel 2007 abbiamo rilasciato il primo disco, intitolato “So It Begins”, per l’etichetta Prodisk, album che è stato il più venduto nella storia di quest’etichetta. Avevamo anche una violinista, che però alla fine del 2007 se n’è andata ed è stata sostituita da Kim, attuale chitarrista. Finora abbiamo aperto gli show di band di livello internazionale come Behemoth, Kataklism, Lacuna Coil, Voivod, Krisium, Finntroll, Therion e molti altri. Attualmente siamo sotto contratto con la Nuclear Blast in Europa e con la Sumerian Records negli Stati Uniti, con le quali abbiamo rilasciato il nostro nuovo disco “Profugus Mortis”.

Come è stato composto il disco? Il materiale era già pronto o è stato scritto solo dopo la firma del contratto con l’etichetta?
Gran parte delle tracce erano già scritte prima del contratto. Eravamo indirizzati ad auto-produrci il disco e quindi avevamo pronti un bel po’ di demo dei nostri pezzi.

Suonavate black metal quando vi chiamavate Profugus Mortis. Come e quando il vostro sound si è evoluto verso melodie di tipo “scandinavo”?
È stato tutto naturale, in quanto anche quando suonavamo black erano presenti diversi elementi sinfonici e folk. Non mi sembra che abbiamo aderito a melodie scandinave, quanto piuttosto ad un mix di elementi tradizionali.

Che tematiche affrontate in “Profugus Mortis”?
Io cerco di essere positivo nei testi e così alcune canzoni hanno come temi fondanti la fratellanza e la famiglia.

Chi scrive musiche e testi?
Il nostro tastierista Jo scrive la maggior parte della musica. Quando il grosso del lavoro è fatto i due chitarristi apportano qualche modifica. Io mi occupo dei testi.

La copertina di “Profogus Mortis” è molto ispirata? È opera vostra?

Non proprio. Il soggetto della cover rimanda ad una favola delle nostre parti (il Quebec, nda), che poi torna anche nel testo della traccia “The Last We Wage”, che parla di un gruppo di taglialegna che stringe un patto col diavolo per poter vedere le famiglie la vigilia del nuovo anno. È una storia intrigante, adatta alla copertina di un disco.

Avete dunque già fatto tour insieme a grandi band. Qualcuna vi ha influenzato più di altre?

Non direi. Maggiormente ci ha influenzato la loro professionalità e il loro carisma sul palco. Quando suonano i Behemoth, è difficile guardarli e non venire spazzati via. Questo sì che ci ha influenzato!

Avete vinto un importante contest dell’etichetta Nuclear Blast? Qualche impressione su questa esperienza?
È stato grande perché ce l’abbiamo fatta e ora abbiamo un contratto. Partecipando non contavamo di vincere e quando l’abbiamo scoperto è stato davvero surreale. Non avrei mai pensato di poter ottenere un contratto tramite una competizione ma invece adesso ce l’ho tra le mani!

Avendo la vostra violinista abbandonato un anno fa, ora le vostre melodie provengono interamente dalle tastiere?

Dalle tastiere e dalle chitarre. La chitarra solista che l’ha rimpiazzata si è occupata di riprodurre in parte le sonorità del violino. Le nuove canzoni poi non state scritte per violino e quindi il problema non si pone.

Una domanda inevitabile: piano per il prossimo futuro (a parte l’imminente PaganFest)?
Suoneremo nel “Summer Slaughter Tour” con Suffocation, Necrophagist, Origin, Ensiferum e altri. Siamo emozionantissimi per questo! Più tardi, sempre quest’anno, abbiamo in programma di venire in Europa ma per adesso non c’è nulla di definito da poter annunciare.

Non siete ancora molto noti. Siete studenti o avete dei lavori che vi consentano di partire per suonare in qualunque momento?

Molti di noi hanno dovuto abbandonare il lavoro. Io ho la fortuna di avere un lavoro che forse potrò riprendere, ma non ho molta voglia di passare altro tempo ad impacchettare reggiseni!

Grazie Paul, è sempre bello intravedere l’entusiasmo delle giovani band. È ancora meglio quando, come in questo caso, c’è anche il talento. Se passerete per l’Italia, noi di Loudvision saremo lì a vedervi!

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