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Heavier than emo, shorter than a fuck

Se sono sulla lista nera di qualcuno, questi sono senz’altro i deboli di orecchie, per i quali “Heavier Than Heaven, Lonelier Than God” sarà come il Diavolo per l’acqua santa, ossia qualcosa da scacciare più lontano possibile, una volta assaporata la sua natura distruttiva. I venti minuti scarsi del nuovo album sono in effetti tra le mazzate più violente e fugaci che si siano potute ascoltare ultimamente. Per dar loro vita i Blacklisted hanno aggiunto all’hardcore una massiccia dose di compattezza metallica, facendosi non per niente aiutare da uno che ne capisce davvero sul tema: Kurt Ballou dei Converge, impiegato in cabina di regia.

Le undici tracce si condensano quindi in un magma denso e ribollente, la cui corsa passa da un inizio mitragliante a molti break in cui riesce perfino a fare capolino una melodia scura, pastosa e insidiosa. Non è però questo il leit motive del disco, che si assesta generalmente su di un passo da panzer metalcore, nel senso meno dispregiativo del termine. Con i cloni degli In Flames e le derive più pesanti dell’emo i Blacklisted hanno, per fortuna, ben poco a che vedere, collocano invece il loro disco direttamente in coda alla lista di tanto brevi quanto osannati mattoni post-core che una manciata di anni fa hanno portato agli onori gente tra cui i Converge, appunto, sembrano essere tra i più solidi sopravvissuti.

Non per questo i Blacklisted potranno ora assurgere al ruolo di guida di un nuovo movimento post-hardcore americano, ma “Heavier Than Heaven, Lonelier Than God”, pur nella sua brevità, mostra senza difficoltà come metal e hardcore possano esaltare vicendevolmente le proprie caratteristiche senza banalmente battere la strada comune, per nascondersi poi dietro alla posa più kitsch.

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