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Do you want the best? Get it!

Questo sì che è un live album!
È dunque il momento del più atteso dei dischi dal vivo di quest’annata, non solo per l’amore dei fan italiani nei confronti di questa band (che li ripaga con le prime quattro tracce del doppio CD), ma anche perché il precedente episodio dal vivo, “Tokyo Tales”, pur se amato da molti, aveva un carattere più che altro da non-morto. Lo stesso errore non è stato commesso questa volta: il pubblico ha un ruolo fondamentale, partecipando in maniera massiccia a tutte le tracce (spettacolare, ovviamente, “The Bard’s Song”), così come tutte le canzoni sono riadattate alla sede live. Con diverse sorprese. Era facile infatti attendersi uno snellimento dei prolissi arrangiamenti in cui i nostri si dilettano in studio, ma è davvero sorprendente ascoltare le nuove versioni di “Majesty”, “Nightfall” e “Imaginations From The Other Side”, tra gli episodi che godono più degli altri del ritocco.
Ora dunque tutta la carriera della band viene portata sullo stesso piano, donando ai primi vagiti un nuovo impatto, sfrondando le composizioni più recenti e impreziosendo in generale il tutto con una carica che rende finalmente il sound dei Blind Guardian inattaccabile da tutti i punti di vista. Proprio per le critiche piovute dopo l’uscita di “A Night At The Opera”, questo live arriva a riaffermare una superiorità incontrastata in campo power/epic, pur evidenziando che forse ha ragione proprio chi sostiene che sia ancora “Imaginations From The Other Side” il masterpiece della band, difatti sono proprio le numerose tracce estratte da questo album a rappresentare il metro per tutte le altre, dimostrandosi ancora fresche e adatte ad ogni contesto.
Ovviamente, per chi avesse assistito ad alcune prove non esaltanti di Hansi Kursch al microfono, in particolare con i Demons & Wizards, giunge ora il momento di scacciare tutti i fantasmi, in favore di un vero e proprio monumento all’unica personalità di questi 4 musicisti.
In definitiva, non fosse perché gli album concettuali dei Blind Guardian vanno assaporati nella loro interezza, non fosse perché potrebbe essere considerato un non-senso, si potrebbe anche azzardare che questo disco, dal titolo più banale di tutti i tempi, rappresenta proprio l’apice raggiunto da Hansi Kursch e soci.

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