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  • Blind Guardian: Somewhere Far Beyond

    Blind Guardian

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Imperdibile

Se “Tales From A Twilight World” segna il primo passo verso il Blind Guardian style, con “Somewhere Far Beyond” ci siamo immersi fino al collo, possiamo dunque terminare il discorso sull’evoluzione della band tedesca descrivendo un punto d’arrivo caratterizzato da ritmiche indifferentemente più o meno sostenute, ma sempre inserite in un contesto ampiamente epico, maestoso ed evocativo, da un cantato abrasivo ma fortemente espressivo, da un guitarwork inimitabile e inconfondibile, non per tecnica o virtuosismi, ma per sapore e feeling. Detto questo, per la prima volta è possibile parlare di un songwriting stupefacente nella sua varietà, capace di sfornare pezzi veloci e anthemici, quali “Time hat Is Time” e “Journey Through The Dark”, con la stessa facilità di composizioni che si reggono su piano o tastiere come l’intermezzo “Black Chamber” o la sinfonica “Theatre Of Pain”, poi riproposta anche in versione completamente orchestrale. Come non citare, a questo punto, “The Bard’s Song – In The Forest”, senza alcun dubbio il momento più emozionale di ogni concerto dei Blind Guardian che si rispetti, con i due chitarristi seduti con le loro chitarre acustiche e Hansi che trascina gli spettatori e la loro pelle d’oca.
Nonostante l’eccellenza di alcuni passaggi, non si possono riscontrare punti deboli, tanto che i pezzi ancora non citati sono anch’esse degli highlight, non per nulla l’oscura “Ashes To Ashes” potrebbe essere considerata la migliore del lotto, se solo non dovesse vedersela con qualsiasi altra canzone su questo disco. Sarebbero i cori spezza-ritmo a giocare dalla sua parte, ma come preferirli, tanto per fare un nome, a quelli invece perfettamente integrati nel contesto della conclusiva “Somewhere Far Beyond”? Sarebbe commettere un delitto.
Somewhere far beyond your reality, and the the march of time begins.

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