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  • Blind Guardian: Tales From The Twilight World

    Blind Guardian

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Sì, ci siamo

Finalmente si comincia a fare sul serio!
Dopo gli esordi incerti, i Blind Guardian cominciano a dare chiari segni di aver individuato una propria strada, proponendo, o più che altro accennando, per la prima volta buona parte dei trademark che ne faranno una delle band più riconoscibili degli anni ’90.
La sola opener “Traveler In Time” può essere sufficiente a carpire già gran parte delle informazioni: le velocità restano ancora sostanzialmente piuttosto elevate, pur potendo in seguito raccogliere almeno una decina di minuti notevolmente più rilassati (“Lord Of The Rings”, “Altair 4″, sprazzi vari), ma non costituiscono più l’anima principale della canzoni, ora ampiamente dotate di cori (idealmente) maestosi e potenti, a dimostrare la vena evocativa che si fa strada. Tralasciando le ritmiche, anche i due elementi “solisti” hanno sviluppato notevolmente il proprio stile, così Hansi Kursch non è più il monotono sbarbato di “Battalions Of Fear”, ma comincia a dipingere ampiamente il suo stile epico e teatrale con una voce che non si può definire altro che particolare. Alla stessa evoluzione è soggetto il chitarrismo solista di André Olbrich, uno dei pochissimi esecutori che anche un profano è in grado di riconoscere al volo, grazie ad un flavour del tutto particolare, acido ed espressivo come pochi.
Più che a livello prettamente compositivo, l’essenza di quest’album è determinata dai significativi e decisi passi in avanti in ambito stilistico.

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