Home > Recensioni > Blood Stain Child: Epsilon

Quando Matrix ha gli occhi a mandorla…

Da anni la scena musicale alternativa giapponese rappresenta una sub cultura di peso sempre crescente, ma ogni band del Sol Levante ha sempre avuto caratteristiche distintive piuttosto marcate ma omogenee: look stravaganti, trucchi intensi, sound fondamentalmente “leggero”.

Bene, i Blood Stain Child ribaltano tutto: sarà la formazione mista, sarà che negli ultimi anni si stanno facendo conoscere anche in questa parte del globo, ma di certo non sono assimilabili a nessuno dei loro colleghi in calzamaglia. Fanno cyber, fanno alternative, e lo fanno ai livelli delle ben più celebri band europee: è ironico che la cantante, che giapponese non è, sia l’unica che lasci intendere le origini orientali della band quando abbandona l’aggressività per performance da idol…

Certamente possono incontrare il gusto del panorama alternativo europeo molto meglio della media delle altre band con la stessa provenienza, tuttavia tutto ciò che riguarda l’impatto estetico (costumi, artwork, esibizioni) mantiene le caratteristiche tipiche giapponesi: costumi estremamente elaborati, trucchi che sembrano maschere, grafiche in stile manga, attenzione ossessiva per tutto ciò che è decorativo. Un tentativo davvero interessante, può incontrare il favore di chi già apprezza i vari fenomeni jrock sia di chi li ha sempre guardati con ben poca convinzione.

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Contro

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