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    Blood Stain Child

    Data di uscita: 20-07-2007

    Loudvision:
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Troppa carne sul fuoco o soltanto spazzatura?

Fin dal primo approccio, quello visivo, i Blood Stain Child assomigliano ad un pout-pourri mal riuscito: la band è infatti formata da un rasta in tunica e senza scarpe, un uomo che si veste da donna, un paio di tizi con degli orrendi tatuaggi sulla faccia, un rocker che non si è ancora rassegnato alla fine degli anni 80 e, last but not least, un ingegnere. E sono tutti giapponesi. Qui su Loudvision però bisognerebbe parlare di musica, tralasciando magari questi aspetti che non influiscono sulle nostre orecchie: il discorso non cambia (purtroppo) di molto. Il disco in questione, “Mozaiq”, è infatti un’ accozzaglia di chitarre in pieno stile death metal melodico (più volte ci è sembrato di sentire riff rubati ai Dark Tranquillity di “Haven”) e vocals che spaziano dallo scream agli inserti melodici simil-emo per giungere a terribili rappate, il tutto farcito da tastiere trance-oriented (ovviamente l’ingegnere è quello che le suona) e voci campionate. Il risultato è lungi dall’ essere perfetto, in quanto troppo spesso la sovrapposizione di tutti questi strumenti genera una cacofonia inintelligibile, soprattutto a causa dell’ uso sconsiderato delle voci campionate, mentre le parti classiche “chitarra-basso-batteria” sono di una banalità disarmante, riducendosi al classico riff in palm-muting spezzato che faceva tanto moderno 10 anni fa. Qualche riff e qualche armonizzazione chitarra-tastiera si salva in quanto particolarmente godibile, ma il resto del disco è talmente pacchiano e ipersaturo da sembrare più una raccolta di sigle per programmi di TV-spazzatura o canzoncine di videogiochi da bar (non per altro i Blood Stain Child hanno raggiunto la popolarità in Giappone grazie a un paio di theme song realizzate per famosi wrestler professionisti).
Non ci siamo proprio.

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