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Blue Water-Black Heart

I Black Heart Procession, nell’immaginario di chi scrive, sono sempre stati un’esperienza profondamente personale, non la band che si ascolta in macchina o con gli amici, ma coloro che custodiscono i tuoi segreti, che accompagnano le serate solitarie e tormentate. L’incognita della condivisione di momenti del genere è stata la grande domanda ante-concerto.

Recarsi all’Init in puntuale ritardo è sempre una mossa saggia. L’apertura del concerto è affidata ai Grimoon gruppo, folk italo-francese che perde definitivamente la nostra attenzione annunciando una canzone di nome “Partisan” scivolando nello stereotipo del gruppo schierato politicamente.

23.30: dopo una discreta attesa entrano i Black Heart Procession, Pall Jenkins lotta con i suoi pedali, dopo qualche minuto di assestamento il concerto comincia, Pall muove l’archetto su una sega creando suoni fantasmatici.
Quando la band di San Diego attacca “Release my Heart” è abbastanza evidente che durante tutto il concerto non risparmieranno i classici, tra i vari spiccano le interpretazioni di “The Waiter No.2″, “Blue Water-Black Heart”, “Blue Tears”, “Drugs” e il fantastico encore “It’s A Crime I Never Told You About The Diamonds In Your Eyes”.

Il pubblico incita alla fine di ogni pezzo con grande entusiasmo. Nonostante non manchino gli inconvenienti tecnici, i musicisti non di danno per vinti, Pall Jenkins ha la stessa intensità e forza interpretativa degli inizi, Tobias Nathaniel passa tutto il concerto curvo sulle tastiere sorseggiando Jagermeister, la sezione ritmica è solida ed efficace, il concerto prosegue senza pause fino all’ormai classico teatrino del bis.

Stringendo un concerto di notevole impatto, le preoccupazioni iniziali sono state spazzate via da una prestazione intensa ed emozionante: forse talvolta si possono condividere anche emozioni del genere.

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