Home > Recensioni > Blur: All The People

Blur: All The People

Dopo l’evento, tutti a casa

“All The People” presenta, su entrambe le copertine, una folla di braccia alzate e volti festosi che, noncuranti dell’afa, delle persone moleste e delle bottiglie di birra lanciate sulla testa, celebrano un evento.
“All The People” è l’ingombrante registrazione di questo evento. Un documento soltanto, sì, ma della reunion dei Blur. Mica una raccolta delle migliori suonerie.

Quali date della reunion dei Blur? Il nucleo centrale per quest’estate di riappacificazione della band inglese: le date del 2 e del 3 di luglio, quelle ad Hyde Park con le cinquantacinquemila persone.
E non è nemmeno una cosa estremamente stupida dire che sono proprio queste persone le protagoniste del quadruplo album che ci viene presentato – le persone sono nel titolo, va da sé, ma la registrazione, tutt’altro che ingenua, lascia spazio straordinariamente ampio alle grida della folla, all’accoglienza entusiasta, a tutte quelle parole di canzoni imparate a memoria, insieme alle introduzioni strumentali e alle seconde voci (ad Hyde Park, a luglio, in numerosissimi cantavano gli accordi della chitarra di Graham Coxon. Giurerei di aver visto una persona riprodurre l’assolo di “This Is A Low” servendosi soltanto delle sillabe “mee” e “mo”).

Vent’anni di storia della musica. Un aiuto per la memoria di chi c’era, un affettuoso ricordino per chi non c’era.
Nella scaletta, noncurante del succedersi cronologico e stilistico delle epoche d’oro dei Blur, figurano le immancabili pietre miliari, ma anche brani meno prevedibili: c’è lo shoegaze di “Oily Water”, il punk di “Advert” e (con ottoni!) di “Popscene”, il lo-fi fantasmatico e distorto di “Death Of A Party” e “Trimm Trabb”, c’è “Out Of Time”, il celebre brano del 2003 dei «Blur ma senza il loro chitarrista», dotato di un’intensità inedita ora che il chitarrista è tornato.
Ci sono anche, mantenuti quasi integralmente, i dialoghi di Damon Albarn con il pubblico, in ondate di mutuo rispetto ed entusiasmo tra il palco e la folla, la folla e il palco.

Peccato per il packaging – ancora prima dei concerti, venivano promessi: 4 CD, molte foto, grandi premi. Le fotografie della folla in festa si limitano sempre alle stesse cinque, ripetute in maniera casuale per ognuno dei due doppi dischi. Ma gli appassionati non si pentiranno dell’acquisto di almeno uno dei due live. I nerd fanatici, invece, non si pentiranno nemmeno dell’acquisto di entrambi, per quanto la scaletta sia la medesima per il 2 e per il 3 luglio.

Alle prime voci sulla riconciliazione dei Blur si temeva che si trattasse di una prepotente operazione commerciale. I Blur ci dimostrano che non è così, con la forza del loro live e con la capacità di suonare classici del 1989 o del 1994 rinnovati in una tessitura di sensazioni legate più al 2009 che al 1989 o al 1994.
In sostanza: saper svecchiare i brani anche solo nell’atto di suonarli con una maggiore consapevolezza e una stratificazione di esperienze esterne ai Blur. Che quella dei due doppi dischi e del futuro documentario sia un’operazione commerciale è abbastanza ovvio. Ma ci si fa prendere a pesci in faccia con gioia.

Pro

Contro

Scroll To Top