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  • Blur: The Magic Whip

    Blur

    Parlophone / warner

    Data di uscita: 27-04-2015

    Loudvision:
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C’era una volta il Britpop. Camicie rigate, chitarre bollenti, canzoni che facevano il verso alla musica degli anni ’60. Quell’epoca è ormai relegata alla storia, ibernata,  pagine e pagine indietro. E oggi? Nell’epoca del revival non mancano musicisti più o meno celebri che traggono ispirazione da quelle “Wonderwall” o  “Parklife” che troppo spesso abbiamo sentito in radio.

Ma attenzione: dai recessi di quegli anni a cavallo tra i due millenni, qualcuno batte un colpo.

Ebbene sì, i Blur sono tornati e hanno portato l’artiglieria. Quei Blur che i fan degli Oasis hanno tanto odiato ; quei Blur capitanati dal camaleontico Damon Albarn; quei Blur il cui compositore è un signore di nome Graham Coxon: un uomo, mille intuizioni. “The Magic Whip”, l’ultimo album in studio, è l’ennesima di queste intuizioni.E’ stato proprio il chitarrista ad avere l’idea di registrarlo, durante il  tour asiatico del 2013 (durante una pausa a Hong Kong). Immagino le sue parole ai compagni di vita: ” abbiamo dei pezzi nuovi, che cosa aspettiamo?” Ardito, bisogna dirlo. In fondo, la band di Colchester non ci doveva più niente.

Parliamoci chiaro:  il pensiero di trovarci davanti ad un album scialbo e inutile ce lo siamo posti tutti. “The Magic Whip” ci comunica esattamente l’opposto. I nostri non sembrano aver smarrito l’orientamento, anzi: parola d’ordine, ispirazione.

Ed è ispirazione quella che si avverte in “Lonesome Street”, la cui sequenza d’accordi ci fa viaggiare ai tempi in cui i quattro erano dei ragazzini che volevano spaccare il mondo; così com’è pura e semplice ispirazione il singolo psichedelico “Go Out” e la bellissima “Though I Was A Spaceman”, in cui le parole di Albarn sono accompagnate dal suono di uno xilofono; “My Terracotta Heart” e “There Are Too Many For Us” sono pezzi dal sapore agrodolce e un po’ nostalgico, da sottofondo alla vita caotica delle metropoli (tutto il disco è impregnato di atmosfere urbane e fredde: a sottolinearlo, il gelato al neon molto “pop” che il gruppo ha scelto come artwork).

Giappone, ma anche Perfida Albione; Britpop, ma anche cantautorato intimistico “Albarn Style”; tradizione, ma anche sperimentazione. “The Magic Whip” rappresenta l’ideale compromesso di una band che ha ancora più di un asso nella manica. Avrà veramente rilevanza nella già invidiabile discografia dei quattro?  Al futuro il verdetto!

 

Pro

Contro

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