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    Bob Catley

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Attese ridimensionate da uno dei grandi del rock

Dopo il rientro nei Magnum che, nel 2002, hanno parzialmente ricostituito la loro storica formazione, Bob Catley ha trovato il tempo per il quinto album solista. Non è il lavoro perfetto che ci si sarebbe giustamente atteso da uno degli storici vocalist inglesi. Una grossolana produzione regge il gioco ad un album lungo e troppo facilmente incline all’inutilità. Molte composizioni peccano di semplicità, quasi come se vent’anni di hard rock non fossero mai trascorsi. Sembra che il frontman stimi di poter ammaliare ancora con giochi che hanno invece riempito i padiglioni auricolari per anni. L’apertura è incalzante e l’opening track potrebbe anche trarre in inganno, per come riesce a trascinare. Ma il tiro viene subito corretto e, purtroppo, si scade ben presto nel già sentito (per es.: “In The Name Of The Cause” ripete le stesse note già fischiettate per anni in “Wild World” dei Mr. Big). Il songwriting, affidato a Vince O’Regan (chitarrista del progetto), Dave Thompson e Paul Uttley, risulta più spinto rispetto a quello assemblato con i Magnum. Ci troviamo di fronte un hard rock che, pur debitore dell’esperienza raggiunta dagli stessi Magnum, può essere accostato per certi versi a Meat Loaf e per altri a R. J. Dio, con venature epiche. Peccato che la media delle composizioni – salvo qualche raro picco – riesca a raggiungere appena la sufficienza.

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