Home > Recensioni > Bobo Rondelli: Come I Carnevali
  • Bobo Rondelli: Come I Carnevali

    Picicca / none

    Data di uscita: 17-03-2015

    Loudvision:
    Lettori:

Se non per carnevali in senso stretto, quantomeno per festeggiamenti in senso più ampio in questi giorni le occasioni non mancano, a Bobo Rondelli. Il nostro compie cinquantadue anni esattamente oggi, e per celebrare degnamente ha pensato bene che un nuovo disco – il decimo, per la precisione, nella sua ormai ultraventennale carriera – fosse la cosa più opportuna. “Come I Carnevali” è uscito proprio ieri per Picicca – l’etichetta di Dario Brunori – in collaborazione con The Cage, label nata invece nel contesto del leggendario Cage Theatre; tanto per ribadire, se ancora ce ne fosse bisogno, l’importanza del microcosmo livornese per questo cantautore, comunque ormai affermatissimo sulla scena indie nazionale.

In fondo Livorno e la Toscana sono sempre stati punto di partenza e di riferimento, per Bobo. Lo sono anche qui, e non a caso il disco si apre con un omaggio a un poeta conterraneo ai più probabilmente sconosciuto, Emanuel Carnevali, nonché al celeberrimo e onnipresente Piero Ciampi. Un omaggio che è allo stesso tempo una dichiarazione d’intenti, dove il nome di un poeta geniale e di rara sensibilità diviene, quasi per antonomasia, un modo stesso d’intendere e fare musica: “Semino parole dalla tasca bucata/Coriandoli che lasciano colori nelle strade grigie”. Un manifesto programmatico ambiziosamente modesto – o forse modestamente ambizioso – , che ammette e allo stesso tempo rivendica la bellezza nascosta nell’inutilità.

I brani davvero all’altezza di questa premessa non sono però molti, per la verità: se “Carnevali” resta comunque, secondo me, il migliore del disco, a poca distanza lo seguono “Cielo E Terra” e “Nara”, entrambe gran belle canzoni. A fare da controparte alcuni episodi non altrettanto brillanti, di cui “Autorizza Papà” potrebbe essere un buon esempio; pezzi che magari così a un primo ascolto fanno anche la loro porca figura, ma che poi già al secondo non si lasciano dietro un granché.

Fortuna che Bobo sa cantare, e fortuna che, al di là di timidi e sporadici accenni ad altri stili e ad altre sonorità, lo zoccolo duro della sua musica è fatto di quel sano rock cantautorale che non guasta mai, in cui il nostro ci sa parecchio fare e che per alcuni aspetti lo accomuna ai vicini di casa Baustelle (guarda caso, tra l’altro, co-autore del disco è proprio Francesco Bianconi). Fortuna, si, anche se certo questo solo non basta.

Pro

Contro

Scroll To Top