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Bomb The Bass: Vent’anni di carriera e non sentirli

Produttore e Dj di fama internazionale, Bomb The Bass aka Tim Simenon, ha fatto la storia della musica dance ed elettronica. Con il suo stile eclettico e sempreverde è riuscito a rinnovarsi continuamente nonostante la sua ventennale carriera. Autore della colonna sonora di uno dei videogiochi più in voga negli anni novanta (Xenon 2), pioniere del trip hop e demiurgo di nuove tendenze musicali, ecco l’uomo che ha fatto scatenare in pista intere generazioni, fresco dell’uscita del suo nuovo album, “Back To Light”.

Ciao Tim, prima di iniziare l’intervista ti porto gli attestati di stima di molti ragazzi della redazione cresciuti con il mitico Xenon 2 e la tua “Megablast”, che ha fatto da vera e propria colonna sonora alla loro adolescenza. Ma ora torniamo a noi, per sfornare “Future Chaos” avevi impiegato ben 13 anni, ora il nuovissimo “Back To Light” esce a solo un anno di distanza dal tuo precedente lavoro, come mai? E com’è stato il processo lavorativo di quest’ultimo album?
Ciao e un saluto a tutti. Beh, dopo l’uscita di “Future Chaos” ho avuto immediatamente voglia di cimentarmi con del nuovo materiale, avevo più o meno quindici abbozzi di tracce che potevano essere sicuramente un ottimo punto di partenza per una nuova release, così alla fine del 2008 ho incontrato in Brasile il produttore Gui Boratto. Abbiamo lavorato per due settimane nel suo studio di registrazione a Sao Paulo per riuscire a dare una precisa impostazione ai brani. Questa è stata la parte del processo lavorativo più importante. Poi sono andato ad Amsterdam e ho lavorato con Paul Conboy per fare una scrematura delle tracce e per mandarle agli artisti coinvolti nel progetto. La creazione di quest’album mi ha coinvolto per un anno, a volte tutto scorre e fila liscio in poco tempo.

“Future Chaos” era contraddistinto da atmosfere cupe e claustrofobiche, “Back To Light” invece sembra nettamente orientato su un sound da dancefloor con molti richiami agli anni ottanta, cosa ti ha influenzato? Il produttore Gui Boratto forse ha inciso sulle scelte stilistiche dell’album?
Sì, sono molto evidenti le influenze anni ottanta in “Back To Light”, per esempio su brani come “Burn Less Brighter” e “Happy To Be Cold” si sente l’influenza di Giorgio Moroder, poi io e Gui abbiamo gusti musicali molto simili e ci siamo ispirati anche ad artisti che amiamo molto come The Cure, New Order e Depeche Mode

“Back To Light” è un titolo abbastanza evocativo, ha un significato particolare per te?
Dal punto di vista dei testi ci sono dei riferimenti a concetti come luce ed energia, anche il titolo “Back To Light” è stato estrapolato dal testo di un brano, per la precisione dal primo singolo “The Infinites”. Mi sembrava che questi concetti rappresentassero molto bene le atmosfere e l’essenza del disco.

L’album, come di tua consuetudine, si avvale sempre di molte collaborazioni. Tanti nomi importanti, dal fedele Paul Conboy, Kelley Polar, Richard Davies, The Battle Of Land And Sea fino a Martin Gore dei Depeche Mode. Come sono nate queste collaborazioni e come è stato lavorare con questi artisti?
Apprezzo molto la musica che creano gli artisti con cui collaboro, e semplicemente li scelgo così: sono un fan della loro arte, cerco di capire quale pezzo potrebbe adattarsi a loro e glielo mando. Paul Conboy e io siamo amici di lunga data e collaboriamo da tempo, Kelley Polar l’ho conosciuta ascoltando un suo brano, “Chrysanthenum”, Richard Davies l’ho scoperto grazie al suo lavoro con Swayzak e infine i The Battle Of Land & Sea li ho conosciuti ad Amsterdam tramite un amico in comune.

Com’è stato lavorare con un gruppo come i Depeche Mode in un periodo molto difficile (il picco più alto della tossicodipendenza di Dave Gahan e il suo arresto per tentato suicidio e detenzione di stupefacenti) come quello di “Ultra”, album che hai prodotto che ti ha portato a stare a stretto contatto con il gruppo?
Ci sono voluti quattordici mesi per portare a termine “Ultra”, è stato un periodo davvero difficile ma è stata comunque una bellissima esperienza poter lavorare con un gruppo che ho amato fin dall’adolescenza.

Ti relazioni in maniera diversa in un tuo lavoro o in un lavoro di cui sei solamente il produttore?
Come produttore lavoro su del materiale scritto dall’artista o dalla band con cui collaboro, nel progetto Bomb The Bass il materiale è inizialmente creato da me prima di coinvolgere qualsiasi altro artista. Ultimamente il processo di produzione è uguale in entrambi casi: l’idea è quella di partire dalle parti strumentali per poi creare i brani veri e propri.

C’è ancora il luogo comune che ritrae il dj come un non-musicista totalmente dipendente dalla “macchina”, vogliamo sfatare questo mito?
Chiunque abbia visto all’opera dj come Q-Bert, Mix Master Mike o Dj Kentaro non può avere dubbi sulle loro capacità musicali. Questi astisti sono incredibili musicisti, basti vedere il modo in cui toccano i piatti e in che maniera mixano i brani l’uno con l’altro.

Porterai in tour il nuovo “Back To Light”, magari anche con qualche data nel nostro Bel Paese?

Sì, stiamo lavorando al nuovo tour e sarebbe grandioso fare qualche show da voi in Italia

Cosa ci riserverà Tim Simenon per il futuro?
Sto già lavorando al nuovo album di Bomb The Bass!

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