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Bond girls: 007 – Una cascata di bellezze

Dopo più di quarant’anni e 21 film ufficiali dedicati a James Bond, torna nelle sale l’agente segreto più famoso e imitato. E immancabilmente spunta al suo fianco la bellissima Bond girl di turno. Per “Quantum of Solace”, a Daniel Craig è stata affiancata l’attrice ucraina Olga Kurylenko, l’aggressiva Camille, che accompagna il Nostro nella sua missione di vendetta privata.

Ed è proprio il fantasma di una donna che aleggia per tutto il film a fare da collante nell’incontro tra James e Camille: la bella e tormentata Vesper Lynd (Eva Green), la donna che in “Casino Royale” era riuscita a togliere l’armatura di dosso a Bond, svelandocelo in tutta la sua fragilità, tanto da farlo innamorare – stavolta per davvero – e spingerlo a disobbedire agli ordini in nome della passione.

Non è la prima volta che il tema della vendetta per la morte della donna amata fa da trait d’union tra due capitoli della saga (era già successo in “Una Cascata di Diamanti”, del 1971, che iniziava proprio con un Bond in cerca degli assassini di colei che in “Al Servizio Segreto Di Sua Maestà” era addirittura divenuta sua moglie), ma forse mai come in questi due ultimi film la presenza femminile ha giocato un ruolo così importante nello svolgersi del plot.

Agenti sovietiche o della CIA, colleghe nel servizio segreto britannico, belle contrabbandiere, la lista di bellezze che hanno affiancato l’agente 007 nel corso degli anni è lunga. Molte volte in una stessa pellicola due sono state le figure femminili che si contendevano il titolo di Bond girl, ma in quel caso è stata sempre la cattiva tra le due ad averla vinta e a rubare la scena. Come dimenticare la terribile May Day (il destino nel nome: si salvi chi può) impersonata dalla star pop Grace Jones in “007-Bersaglio Mobile” del 1985, o la protagonista femminile del precedente “Octopussy-Operazione Piovra”, la contrabbandiera che dà il titolo al miglior Bond degli anni ’80. Ed è ancora una villain la compagna di scena di Pierce Brosnan alla sua prima interpretazione come 007: in “Goldeneye” (1995) l’agente deve vedersela con la fatale Xenia Onatopp, che mentre ama stritola gli uomini nella morsa delle proprie gambe. La bella, e forse un po’ sprecata, Sophie Marceau è Electra, la magnate dei petroli che sfida Bond nel flop del 1999 “007-Il Mondo Non Basta”.

Non meno fascino hanno avuto le Bond girl buone, le aiutanti, e anche qui gli esempi non mancano: si va dalla prima e seminale Honey Ryder, la bellissima e imponente Ursula Andress che esce dalle acque nel primo “Agente 007-Licenza di Uccidere”, alla Melina/Carole Bouquet di “007-Solo per i tuoi Occhi”, la prima Bond girl degli anni ’80, passando per “007-La Spia Che Mi Amava” (1977), il decimo episodio della serie e uno dei più amati dai fan, dove James è affiancato dall’agente sovietica Anya Amasova sulle tracce di due sottomarini scomparsi. Senza tralasciare le avversarie che innamoratesi di 007, abbandonano la propria causa e passano dalla sua parte: la più famosa è l’agente del KGB Tatiana in “007-Dalla Russia Con Amore” (1963), seguita due anni dopo dalla Domino di “007-Operazione Tuono”, che per amore di James lascia il cattivo di turno impersonato da Adolfo Celi.

Ma la Bond girl che più è rimasta nell’immaginario collettivo è sicuramente Shirley Eaton nei panni di Jill, la bella ragazza che in “007-Missione Goldfinger” viene cosparsa di vernice d’oro e così uccisa. Occupa la scena per pochissimo tempo ma, forse perché divenuta da subito un’icona, immortalata sulla copertina della rivista Life, non la si dimentica facilmente.

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