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Booker T. Jones porta il blues a Villa Ada Roma incontra il mondo 2014

Finalmente, quest’anno, qualcuno ha deciso di osare.
E al posto di portare sempre e solo nomi di grido della scena “indipendente” italiana (per intenderci, quelli che tanto si sa che garantiscono il sold out), ieri sera a Roma ci siamo trovati davanti ad uno dei mostri sacri della storia del soul e del blues.

All’ appuntamento del 17 luglio 2014 di “Villa Ada Incontra Il Mondo” ha fatto il suo ingresso Booker T. Jones, polistrumentista e compositore americano.
Classe 1944, negli anni Sessanta era un turnista della Stax Records, famosa etichetta discografica di Memphis dedicata alla musica soul. Come spesso accadeva in quegli anni, in un momento di pausa dalle registrazioni Booker T. Jones si ritrovò a giocherellare con altri musicisti. La melodia che scaturì da quegli attimi di relax fu ascoltata per caso da uno dei produttori della Stax Records, che volle ad ogni costo dare un’identità precisa al tutto. E’ in quel preciso momento che nascono contemporaneamente Booker T. Jones & The MG’s e il loro pezzo più conosciuto, “Green Onions”.

I rovesci metereologici del pomeriggio hanno creato non pochi disagi: il soundcheck è stato eseguito in ritardo e notevoli problemi si sono riscontrati all’impianto audio.
Il parco in alcune zone è diventato una vera trappola di fango ed il tasso di umidità unito a qualche corrente d’aria (fredda) hanno reso antipatica la serata ai più – che speranzosi in una ripresa climatica si sono presentati al concerto in maniche corte senza felpe né giacche.

A Villa Ada ieri sera non c’era la formazione originale degli MG’s, ma il quartetto on stage è stato a dir poco fenomenale.
Booker T. Jones è stato l’ultimo a salire sul palco, sorridente come non mai, pronto a sedersi davanti al davanti al suo Hammond: sono le 22.30, e d’improvviso si comincia a sentire un leggero tepore che invade il parco.
Tra un pezzo e l’altro, Booker T. Jones ringrazia il pubblico, generoso di applausi e di urla (più volte si è sentito un “Daje Booker!”), e con piacere presenta uno per uno i pezzi in scaletta. “Green Onions” è il terzo brano che viene eseguito ed è quello che sancisce l’inizio delle danze: braccia alzate, gambe che non stanno ferme…una hit che ha 52 anni e che sta facendo ballare insieme più generazioni: cosa ci può essere di più magico, nel mondo della musica?
Sono tanti gli omaggi che verranno fatti durante la serata, e si parte con “Hey Joe” del grande Hendrix a “Knockin’ on Heaven’s Door” di Bob Dylan, reinterpretate in chiave soul e spogliate all’osso nell’arrangiamento. E poi ancora, colossi quali “Take Me To The River“, “Song For You”, “So Limbo”.
Sono tutte hit, calde e frenetiche quanto basta per dar vita ad uno spettacolo assoluto: gli assoli di chitarra sono a dir poco ipnotizzanti; il batterista, seconda voce del gruppo, è al contempo una beatbox che infiamma il pubblico.
Un tributo anche ai Fugees con “Everything is Everything”, ed ecco l’ennesimo viaggio a ritroso nel tempo: “Time is tight”, 1968.

Si balla, non c’è che dire.
Si ascolta la musica e si guarda il palco.
E in chiusura, prima del doveroso bis, arriva anche lei, “Melting Pot“.

In quei pochi minuti che passano tra i saluti al pubblico e il rientro sul palco, volto le spalle e mi accorgo che sì, torno a sentire l’umidità, ma Villa Ada è davvero piena di gente.
Per chi, come me, ascolta spesso e volentieri il pilastri della musica, è una grande vittoria notare che nonostante il clima poco favorevole l’affluenza è stata tanta: alla faccia dei rapper “di grido” che pare vadano tanto di moda ultimamente…stavolta, lo dico anch’io: “daje Booker!”.

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